Ultimo aggiornamento:  19 Settembre 2023

Il Tai Chi Chuan: vera arte e disciplina di vita

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  • Nella filosofia kantiana ricorrono due termini cari a tutta la filosofia tedesca posteriore: “Weltanschauung” e “Lebensauffassung”. Il primo viene tradotto in italiano come “visione del mondo”, mentre il secondo come “concezione di vita”. In effetti, il secondo termine è spesso consequenziale al primo: ad ogni visione del mondo segue il concretizzarsi della stessa in una concezione di vita che nella pratica si assume come modello da realizzare con una condotta da seguire. La società occidentale moderna industriale e postindustriale si è costruita una Weltanschauung basata su una idea dinamica di progresso senza limiti, di evoluzione a tappe sempre più serrate, di velocità, efficienza, produttività sempre più marcata; gli stili di vita che ne conseguono sono quindi nevrotici ed ineluttabilmente destinati a sfociare in una vera e propria sperequazione, un vero e proprio squilibrio fra il vissuto materiale e la dimensione psicologica più profonda che potremmo chiamare anche “spirituale”, come d’uso presso molti antropologi.

    La nostra società occidentale, quindi, nelle sue nevrosi più profonde, ha smarrito quell’equilibrio interiore nel quale solo è possibile trovare la strada che conduce alla serenità dell’individuo, dimostrandosi così aggressiva in molti suoi aspetti, arrogante, spesso e volentieri intollerante verso altre culture, verso altre visioni del mondo e concezioni di vita i cui percorsi sono orientati verso ben altri canoni e prospettive diverse. Come sanare questi squilibri nella nostra vita? Come rimediare alle angosce più profonde che nascono dalle insanabili insoddisfazioni e frustrazioni che caratterizzano i nostri tempi? Come rispondere a tanti motivi di delusione peculiari di una società e di una cultura che sembra promettere fortuna e successo e poi pronta a sbatterti le porte in faccia quando questa fortuna (spesso) viene meno? La via di un ritrovato equilibrio si può sicuramente intravvedere guardando a ciò che ci offre la cultura orientale con le sue concezioni filosofiche improntate tutte nella ricerca di un rapporto armonico dell’individuo con l’ambiente che lo circonda, dell’Uomo come parte della Natura, del perfetto equilibrio fra la dimensione psichica e quella materiale, della ricerca dell’armonia fra spirito e corpo.

    La visione del mondo di gran parte del pensiero orientale si orienta eminentemente verso quella condotta che porta l’individuo ad abbracciare la pratica delle arti marziali come vero e proprio processo terapeutico atto a sanare ogni squilibrio interiore, a ritrovare tono ed energia, a riconquistare quella condizione di serenità e benessere che è ingrediente necessario per una qualità di una vita che possa dirsi veramente sana ed armoniosa. In questa concezione di vita il tempo stesso scorre lentamente, la mente si apre alla meditazione, tutto è in equilibrio: velocità e ritmi nevrotici sono banditi e le preoccupazioni del quotidiano (sovente dovute ai motivi più effimeri) sono messe da parte.

    Fra le arti marziali la cui pratica rappresenta una via maestra nella ricerca di equilibrio, benessere, armonia e serenità, l’arte del Tai Chi Chuan rappresenta una delle più eminenti voci che la cultura orientale (in questo caso quella cinese) può offrire al nostro mondo occidentale orientato verso ritmi sempre più autodistruttivi. Il Tai Chi Chuan è una pratica orientata su una profonda filosofia di vita figlia di una saggezza millenaria; è un’arte che lentamente si è venuta costruendo e perfezionando con l’apporto di molteplici scuole; è vera saggezza che sapientemente si esprime attraverso le più eleganti figure che il corpo umano può realizzare. E tutto questo, per il praticante una tale arte, si traduce in equilibrio, benessere psicofisico ed un marcato stato di soddisfazione e serenità interiore.

    Nella giornata di domenica 17 settembre scorso ho avuto il grande onore di assistere personalmente ad una lezione di Tai Chi tenuta dalla grande Maestra cinese Qiuju Zhang (nota fra gli amici italiani con lo pseudonimo di “Margherita”), che ha visto anche la collaborazione del Maestro Jaime Luis Vizconde di origini sudamericane: una lezione ricca ed articolata che ha visto la partecipazione di allievi di diverse scuole praticanti questa notevolissima arte marziale. È stato altresì sorprendente come allievi di  differenti scuole si siano trovati a compiere gli esercizi proposti dalla Maestra Qiuju Zhang in perfetta coordinazione, lavorando in sincronia ed in un reciproco rapporto di immediato accordo. Questa bellissima lezione ha avuto luogo presso la scuola di Tai Chi Chuan stile Yang del Maestro Lino Lattanzi, sita in Via dei Peschi 2 sul territorio del Comune di Nemi, circondata dal verde di una ricca vegetazione che caratterizza la campagna circostante.

    È per me doveroso chiudere questo articolo con due parole dedicate al Maestro Lino Lattanzi, i cui lunghi anni di pratica di svariate arti marziali lo hanno portato a raggiungere un patrimonio di esperienza che potremmo definire eclettico. Il suo cammino di perfezionamento nell’arte del Tai Chi Chuan è passato attraverso gli insegnamenti acquisti presso diverse scuole: si tratta di saperi acquisti che non si sono semplicemente stratificati quasi a costituire un mero, se pur notevole e lodevole, bagaglio di erudizione nell’universo delle arti marziali. Il Maestro Lattanzi ha invece saputo sapientemente rimescolare, rielaborare e perfezionare gli insegnamenti appresi con l’esperienza, sapendo così creare uno stile arricchito del valore della sua carica umana che in tutto ciò egli ha saputo trasfondere e che è divenuto un tratto inconfondibile e peculiare della sua scuola: un clima familiare, un fraterno spirito di accoglienza ed amicizia che sin dai primi istanti fanno sentir bene chiunque decida di varcare la soglia della sua scuola.

    Con la sua attività, il Maestro Lattanzi ha dimostrato che anche l’insegnamento di un’arte marziale può divenire vero e proprio prezioso momento di cultura, che non può che far bene allo stesso tessuto sociale sul territorio.

    Lucio Allegretti

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