Ultimo aggiornamento:  26 Luglio 2021

Antonietta Lucchetti e i sovversivi veliterni: “Un ritratto inedito della nostra città”

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  • L’Associazione Culturale Memoria ‘900 è al lavoro su un nuovo bando, stavolta dedicato ai sovversivi. Dal Casellario Politico Centrale, infatti, emergono in più di 152.000 fascicoli diversi profili di persone considerate dal Regime ‘pericolose’ per le idee opposte a quelle propinate. Storie affascinanti, molto spesso semplici, di persone comuni che si sono battute per mantenere la propria autonomia e la propria libertà. Antonietta Lucchetti, docente e storica, si è cimentata in questa avventura conducendo la ricerca che non sta mancando di svelare aspetti nascosti e rilevanti.

    Antonietta Lucchetti, dopo la prima pubblicazione è in cantiere una nuova ricerca storica, questa volta sui sovversivi. Quest’ultima è una categoria piuttosto ampia che comprende tante persone etichettate come pericolose. Ce la può descrivere?

    L’Archivio Centrale dello Stato conserva i fascicoli contenuti nel Casellario Politico Centrale, un’anagrafe delle persone considerate pericolose per l’ordine e la sicurezza pensata e realizzata a partire dal 1894 dall’allora presidente del Consiglio Francesco Crispi. I fascicoli ammontano a più di 152.000 unità e contengono una poderosa mole di documentazione riguardante i cosiddetti “ sovversivi”.  Con il termine generico di sovversivo si andavano a definire, anarchici, socialisti, repubblicani, comunisti, e l’insieme di tutti quegli individui che potevano recare danno all’ordine costituito sia sociale che politico. Durante il periodo fascista l’attività di sorveglianza e controllo della polizia si amplificò comprendendo tutta una categoria di persone, definita genericamente antifascista.

    Il lavoro d’archivio è sempre una fonte preziosa per scoprire nuove storie. Come si sta svolgendo la ricerca per tirar fuori le vicende di una città che non si arrese?

    La ricerca, partendo dall’analisi dei fascicoli personali riconducibili a veliterni o a persone che hanno dimorato per qualche tempo a Velletri e conservati all’interno dell’Archivio di Stato, è proseguita con un’indagine sul territorio per rintracciare eventuali testimonianze, ricordi e documenti conservati dalle famiglie dei nostri sovversivi.

    In che senso ‘storie di una città che non si arrese’?

    Racconteremo  storie di donne e uomini, eroi sconosciuti, di cui in parte si è persa la memoria, persone che spesso pagarono un duro prezzo a causa del loro impegno per la libertà e la democrazia. Velletri non si arrese mai. Anche negli anni più bui del regime fascista, decine di persone continuarono ad operare per la libertà sia all’interno della nostra città che da nazioni estere come nel caso dei fuorisciti. Tante narrazioni che raccontano di spontanei gesti di protesta come indossare ostentatamente una camicia a quadri rossi davanti ad un fascista o inveire nei confronti del Capo del Governo fino ad arrivare a storie di nostri concittadini che entrarono a far parte di reti internazionali e parteciparono attivamente alla progettazione di attentati che avevano come scopo l’uccisione di Mussolini. Intere famiglie subirono le conseguenze della persecuzione politica ma la nostra città non si arrese. Non si arresero le donne, madri e compagne dei sovversivi perseguitati che rimanevano sole, a gestire famiglie spesso numerose e a prendere il posto dei loro uomini nel lavoro dei campi. “Sicché non siamo rimasti a casa che donne e bambini…” scriveva Maria Santoni moglie di Ferdinando Bagaglini inviato al confino con numerosi componenti della sua famiglia. Non si arrese Adalgisa Gabrielli, cucitrice, che diede ospitalità nella sua abitazione alle famiglie dei trenta sovversivi arrestati in seguito ad un conflitto con la forza pubblica nel 1924. Non dimentichiamo inoltre che alcuni dei cosiddetti sovversivi contribuirono, nel secondo dopoguerra, all’affermazione della democrazia nel nostro Paese.

    Le persone etichettate come sovversive avevano una cognizione politica ben precisa oppure si occupavano di altro e si trovarono coinvolte dai corsi e ricorsi storici?

    Tra i sovversivi veliterni troviamo entrambe le casistiche, individui incappati nelle reti degli informatori della polizia politica per aver inveito contro il governo in qualche locale pubblico o aver ascoltato per puro caso stazioni radio straniere. Allo stesso tempo, sono presenti personalità ben definite ed impegnate a tutto tondo nel movimento antifascista, come, per citarne alcune, Spartaco Mancini,  Luigi Delfini ed  fratelli Ruggero e Silvio Baccini.

    Sullo sfondo delle vicende politiche, sono emerse o stanno emergendo anche storie dal forte interesse umano, sentimentale, biografico?

    Da questi incartamenti scritti con il freddo linguaggio burocratico riescono ad emergere sentimenti importanti , in particolare storie di donne e di uomini che riuscirono ad andare oltre quella che era la morale e gli schemi culturali imposti dal regime unendo sentimento ed impegno politico. Maria Vouthier, importante figura dell’antifascismo militante all’interno delle organizzazioni clandestine dei fuoriusciti italiani intrecciò la propria storia a quelle dei veliterni Ruggero e Silvio Baccini. Cesira Fiori, la cui vita si snoda tra impegno civile e militanza politica, nel 1907, inizia la sua carriera d’insegnante a Velletri dove avviene l’incontro con Augusto Mammucari che segnerà una tappa fondamentale nella sua vita privata e nel suo impegno politico. Augusto Mammucari figura ormai dimenticata del socialismo veliterno dei primi del Novecento, in quegli anni, tra il 1910 e il 1914, si batteva incessantemente all’interno della Camera del Lavoro di Velletri di cui in seguito diverrà presidente ed era attivo nell’organizzazione delle leghe contadine e della manodopera bracciantile. Il Mammucari muore nell’agosto del 1918 lascia un figlio, Mario, nato da una precedente relazione, Cesira Fiori sfidando i pregiudizi dell’epoca da donna nubile quale era, adotterà il bambino. Negli anni a venire ,insieme a Mario, affronterà prima il carcere ed  in seguito il confino ad Ustica dove, con sua grande commozione, ritroverà intatti, nei ricordi di alcuni confinati, le lotte per il lavoro condotte da Augusto Mammucari.

    Qual è l’impatto che ti aspetti provenga dalla pubblicazione di questa ricerca?

    Abbiamo voluto restituire alla storia della nostra città, racconti di donne e di uomini, nostri concittadini, piccoli tasselli sconosciuti della grande storia del Novecento. L’auspicio è che questa pubblicazione, che in qualche modo fornisce un ritratto inedito della nostra città, possa stimolare in molti la ricerca, all’interno delle proprie famiglie, di antiche storie di resistenze e di resilienze, testimonianze che potranno contribuire ad accrescere ancora di più la conoscenza di un periodo così significativo.

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