Il fine settimana appena trascorso è stato intenso di emozioni al Teatro Artemisio Gianmaria Volontè, il cui sipario si è aperto – dopo 45 anni dalla prima assoluta – sul dramma storico in due atti “Cencio Vendetta” allestito con la regia di Wladimiro Sist dal gruppo folk’ O Stazzo, con la partecipazione straordinaria di Graziano, Lorenzo e Irene Cedroni, Cristina Picca, Francesca Trenta e Monica Neri. Un traguardo raggiunto dopo mesi di prove tenute al Polo Espositivo Juana Romani. Il giovane regista veliterno ha allestito quello che è uno dei testi della storia del teatro veliterno, riproponendolo in chiave moderna, osando con un disegno luci innovativo che ha dato a tutta l’opera un taglio completamente diverso dai precedenti allestimenti, (dopo il primo proprio all’Artemisio nel 1997, al teatro Aurora nel 1990 – 2008/2009 e l’ultimo in Piazza Caduti sul Lavoro in occasione della Festa del Patrocino del 2017).
MUSICA E RECITAZIONE
Il disegno luci è stato solo il corollario di un lungo lavoro fatto da Sist sui membri del gruppo ‘ O Stazzo dai quali ha voluto una maggiore attenzione sulle singole intenzioni dei personaggi, sulla mimica e sull’espressione di scena. Questo ha tirato fuori dei veri quadri, trasformando le scene scritte da Ponzo in dei quadri viventi, il tutto impreziosito con i contributi musicali di Lorenzo, Graziano e Irene Cedroni che insieme con Cristina Picca e il suo splendido violino hanno creato delle emozioni da far rabbrividire i presenti in sala, due sold out.
UN DIVERSO TAGLIO ALLA STORIA
La storia è sempre la stessa, ma presentata con un taglio che ha permesso al pubblico di coglierne gli aspetti più nascosti, quelle sotto trame che hanno lasciato chiaramente intendere il gioco di potere che ha fatto da sfondo a quei drammatici momenti che da dopo il furto della Madonna hanno portato alle frenetiche trattative per la sua restituzione. Bravissimo Marco Tredici nelle vesti del Governatore Luigi Giordani che freddo e distaccato dopo una iniziale riluttanza alla notizia del furto, viene a miti consigli e accetta di trattare con il brigante (Massimo Acchioni) innestando una sfida che trova la sua manifestazione più alta, quando il Governatore manda il fido Aleggiani (Alessandro Filippi) a chiamare i carabinieri per far arrestare Vendetta appena fuori dal palazzo dei Conservatori.
UNA DIMOSTRAZIONE DI POTERE
Si tratta di una dimostrazione di potere, per far capire al Vendetta chi ha il coltello nella parte del manico nel completo imbarazzo delle forze dell’ordine che non capiscono il gioco a cui si stava giocando e cercano spiegazioni da Aleggiani che era l’unico ad aver visto in faccia Vendetta. La storia prosegue con i continui ripensamenti di Cencio che pur chiedendo di parlare con il Vescovo Mons. Vitali (Claudio Bologna) è sempre più convinto a non restituire la Madonna se pur non certo di aver ottenuto ciò che aveva chiesto, nonostante i tentativi di Don Pier Luigi Ronci (Roberto Carletti) di portarlo a miti consigli.
L’INTRECCIO
Il popolo che la mattina di Pasqua non ha trovato esposta la Madonna come sempre il pomeriggio insorge contro i Gesuiti e uno di essi Padre Missir (Alessandro Filippi) per poco non viene ucciso da Bonifazio (Fabrizio Rinaldi) e da Merluzzetto (Gianpaolo Grigioni) nella cappella della Madonna delle Grazie. Lo smarrimento del popolo alla vista della cappella vuota è stato magnificamente messo in scena da Sist attraverso una vera e propria coreografia di donne in preghiera sconfortate alla vista della cappella vuota tutte con la testa coperta da un velo nero, quasi a richiamare le penitenti della processione dei ceri. Quando per il povero Padre Missir le cose si stanno mettendo seriamente male, arrivano in cattedrale il Gonfaloniere Giuseppe Filippi (Daniele Pedarzoli) e il conte Ettore Borgia (Luigi Petrizzelli) che a fatica riescono a toglierlo dalle mani del popolo e a porlo in salvo insieme al Vescovo Vitali arrivato poco prima per cercare di calmare gli animi ma anche lui finisce in balia del popolo. Le ultime scene dimostrano come il popolo che prima si schiera con Vendetta pur di riavere la Madonna è disposto a tutto anche a sacrificare la vita di una persona. Infatti si rigira e prende per paura il brigante costringendolo a restituire la Madonna.
Particolarmente intenso è stato il momento della processione che ha ricondotto la Madonna in Cattedrale che si chiude con la donazione da parte del Brigante alla Madonna del suo pugnale, atto non “digerito” dal governo, infatti il Governatore come un gesto di ultima sfida lo restituisce al brigante che la mattina seguente cade nella trappola che gli aveva teso Mons. Giordani tanto che ignaro di quello che gli sta per accadere va nello studio di Palazzo dei Conservatori. Accompagnato da Teresa Elisei (Francesca Bagaglini) si vede imporre da Giordani l’ultima condizione quella che per ottenere la grazia si doveva costituire. Ne segue l’arresto dopo il segnale del fazzoletto (a Velletri è rimasto famoso il detto: “sa fumato co na zoffiata de naso) mentre Cencio viene tratto in arresto Teresa disperata cerca di impedirlo e viene trattenuta dal Maresciallo Capanna dal quale riesce a divincolarsi e avvicinandosi al governatore gli sputa in faccia dicendo “Esso come so sete tradito”.
Giordani impassibile con lo stesso fazzoletto si pulisce il viso e lo lascia cadere a terra mentre viene illuminato da una luce bianca, quel fazzoletto a terra simboleggia il disprezzo del popolo verso il governo del Papa Re che ormai era verso la fine della sua storia ancora qualche anno 12 per la precisione sarebbero arrivati i bersaglieri e Roma sarebbe diventata italiana. Un brivido ha attraversato tutti quando Irene Cedroni ha intonato Perduta la canzone scritta da Sabina Ponzo e musicata da Bruno Filippi che l’ultimo estremo grido d’amore di Teresa per Cencio. Il tonfo della lama della ghigliottina che cade per mano di Mastro Titta (Valerio Petrucci) ha chiuso lo spettacolo.
Due serate meravigliose intense che hanno fatto del dramma storico “Cencio Vendetta, morte di un brigante” un vero viaggio nel tempo, nel ricordo di un uomo che ha dedicato gran parte della sua vita alla città portandone il nome, la storia, la tradizione in giro per tutta Europa. Ciao Giovanni e grazie.
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