Alle radici elleniche della nostra civiltà, nella religione olimpica, era venerato Zeus Xenios, protettore dell’ospitalità. Chi violava questa norma religiosa e civile insieme era esecrato da tutti quelli che avevano una fede e che erano cittadini. Eschilo scrisse una tragedia, “Le Danaidi”, per esaltare la pietà verso perseguitati che imploravano accoglienza. Secoli dopo di lui un rabbi ebreo predicò che ognuno di noi subirà un giudizio finale, quindi inappellabile, esclusivamente sul tema dell’ospitalità. “Ero affamato, assetato, nudo, senza casa… e tu mi hai accolto/ o non accolto” e tutti sappiamo con quali diverse conseguenze.
RIACE
In questi ultimi anni un giovane calabrese, di Mèlito Porto Salvo, ha dato un esempio d’ospitalità trascendente razze, provenienze, religioni. Per lui l’unica condizione perchè qualcuno fosse accolto, nella sua Riace di cui era sindaco, era trovarsi nelle condizioni descritte dal rabbi di cui sopra. Le centinaia di persone che riusciva ad armonizzare con straordinaria capacità organizzativa e carisma umano divennero migliaia quando da un lato generosi sostenitori lo e poi le stesse istituzioni ufficiali, dall’Unione europea alle prefetture al ministero degli interni finanziarono la sua iniziativa, che fu apprezzata ufficialmente in tutto il mondo. Il 29/9 il tribunale di Locri ha condannato Mimmo Lucano a 13 anni e due mesi di carcere. L’inchiesta che aveva avviato la sua persecuzione era stata denominata con un vocabolo greco, “xenia”, che vuol dire appunto ospitalità.
L’OPINIONE PUBBLICA
L’ opinione pubblica è stata largamente informata, soprattutto con immagini indiscutibili, dell’azione di Mimmo. Inevitabilmente la prima, e per molti anche ultima, reazione, sarà stata: l’ospitalità è un crimine peggiore dell’omicidio e dell’associazione mafiosa. Lasciamo perdere!
APPROFONDIRE
Non molti avranno la curiosità di approfondire in che cosa si sostanziasse la criminalità latente nel condannato. Io l’ho fatto, leggendo la sentenza: aver concessa una carta d’identità ad una neonata, cosa alla quale anche i cani hanno diritto, con l’anagrafe canina, in modo che questa innocente, nata sul nostro suolo, non fosse trattata peggio d’una cucciola di randagia. Una “criminalità” già praticata da due figure di martiri al cui sangue dobbiamo la nascita della nostra repubblica, Don Pietro Pappagallo e Don Giuseppe Morosini: fare documenti falsi, allora come oggi al solo scopo di salvare vite umane perseguitate, ieri dalle SS e dai repubblichini, oggi dallo scarico di responsabilità di istituzioni. Mimmo Lucano, con questi “crimini”, proseguiva semplicemente la sua opera di salvezza con altri mezzi.
LA SENTENZA
La sentenza non imputa a Mimmo Lucano neppur un euro di appropriazione indebita, eppure lo condanna per “associazione a delinquere”. Mimmo ha detto che gli associati con lui a delinquere dovrebbero allora essere la prefettura di Locri ed il ministero degli interni, che gli avevano scaricato centinaia di casi d’accoglienza da risolvere. Credo che nella storia non sia mai esistita un’associazione per delinquere- a parte quelle di matrice politica- non a scopo di lucro. Allora: che associazione a delinquere è? E’ un sacco vuoto, ma che permette a chi glielo ha caricato sulle spalle, di triplicare gli anni di carcere accumulati per salvare persone con un timbro illegale, e, insieme alla non concessione delle attenuanti generiche, spiega l’entità enorme della pena irrogata, ed appesantita da atroci beffe come la condanna alla compagna etiope di Mimmo, e la grottesca pretesa di 800000 euro di restituzione di fondi gestiti, come se non avessimo tutti visto la quantità di persone vestite, nutrite, alloggiate, stipendiate, e le strutture realizzate con quanto ricevuto, senza un solo conticino bancario a lui riconducibile.
POSSIBILI ESULTANZE?
Vediamo ora chi deve aver o ha pubblicamente esultato per questa sentenza. Quegli ‘ndranghetisti che hanno lasciato i loro proiettili infissi nel portone d’una sede direttiva di Riace dell’attività di Mimmo Lucano. Quei “vecchi credenti”, cattolici nemici di papa Francesco, e d’ogni faccia nuova incontrata dentro dei “sacri confini” coincidenti con quelli d’una parrocchia. Quei militanti di “Forza Nuova” che avevano violato con bandiere nere nazifasciste il perimetro di Riace in manifestazione mirata contro Mimmo Lucano. Quei partiti- cui non concedo l’onore della citazione-per i quali Mimmo Lucano è il massimo cattivo esempio per i giovani italiani. Non azzardo neppur iniziare la lista di chi ha vissuto, come me, questa sentenza come uno scandalo, a cominciare da magistrati, perché sarebbe troppo lunga, anche perché internazionale. Ho detto magistrati, e ricordo che, come altri nella storia giudiziaria di Mimmo Lucano, perfino quelli della cassazione s’erano espressi, demolendo pezzo per pezzo la montatura contro il sindaco dell’accoglienza. Ricordo anche il sindaco di Napoli De Magistris, vecchio leone della lotta alla ‘ndrangheta, che ci ha offerto l’immagine esaltante del suo coraggio civile d’abbracciare pubblicamente, a Riace, il condannato ad una pena infamante.
UTILITA’ SOCIALE
Per finire, il punto che sento più esecrando di questa sentenza è uno. Che l’incommensurabile utilità sociale dell’azione di Mimmo Lucano sia stata non dico ignorata, o calpestata, o sottovalutata, ma semplicemente azzerata da questa sentenza, e che, in forza della condanna, a Mimmo Lucano sia stata, in automatico, attribuita la pericolosità sociale d’un omicida. Che un benefattore sia stato trasformato in malfattore. Che un esempio di vita che ha fatto splendere la nostra patria nel mondo sia stato sfigurato in quello d’un malvivente da cui la società deve guardarsi: a cui deve guardare con esecrazione.