Ultimo aggiornamento:  9 Luglio 2023

Bagno di folla per Dacia Maraini a “Velletri Libris”: il destino delle donne nel suo “In nome di Ipazia”

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  • Bagno di folla sabato sera per Dacia Maraini. Il Chiostro della Casa delle Culture e della Musica di Velletri ha accolto la nota scrittrice per la quinta data di “Velletri Libris”, manifestazione organizzata dalla Fondazione De Cultura e dalla Mondadori Bookstore Velletri/Lariano/Genzano/Frascati/Cisterna. In dialogo con Eugenio Murrali, l’autrice ha presentato “In nome di Ipazia” (Solferino), una raccolta di voci, approfondimenti giornalistici e testimonianze sulla condizione femminile nel mondo.

    La serata si è aperta, come di consueto, con le degustazioni enogastronomiche gratuite. Massimo Morassut, in rappresentanza del CREA, ha presentato la cantina ospite della serata, La Giannettòla di Velletri. Spazio, poi, all’area dedicata alla poesia, con il “Piccolo prologo in versi” curato da Claudio Leoni e Giulio Mazzali che ha visto protagonista la poesia di Claudio Leoni, Nadia Herawi Anjuman, Erri De Luca e si è concluso un omaggio a Fosco Maraini, poeta e padre di Dacia.

    Accolta tra i tanti applausi del pubblico e introdotta dai librai Guido Ciarla e Aurora De Marzi, Dacia Maraini ha salutato la platea di Velletri – un luogo dove torna sempre volentieri, come da lei stesso dichiarato – e iniziato il dialogo con il giornalista e scrittore Eugenio Murrali, che ha curato l’edizione di questo libro lavorando con l’autrice per la selezione dell’enorme mole di materiale a disposizione frutto di anni e anni di lavoro. A intervallare le domande alcune letture curate da Silvia Ciriaci. Il primo argomento toccato è quello riportato anche in quarta di copertina, e riguarda un’esortazione che la madre di Dacia Maraini – la pittrice siciliana Topazia Alliata – ha sempre rivolto ai suoi figli: “mia madre è sempre stata una donna coraggiosa, è andata via dalla Sicilia e dalla sua agiata famiglia per sposarsi con un toscano e andare a vivere in Giappone solo con una borsa di studio. Vivevano molto modestamente, poi sono arrivata io, ma hanno sempre mostrato coraggio. Il caso più evidente è stato quando hanno dovuto scegliere se andare o meno in campo di concentramento”. Un passaggio biografico della vita della Maraini, questo, che ha determinato gli sviluppi futuri dell’esistenza e segnato profondamente anche la scrittrice, all’epoca giovanissima: “quando il Giappone ha fatto il patto con Italia e Germania fu chiesto agli italiani in Giappone di aderire alla Repubblica di Salò. I miei genitori, pur non essendo politicizzati, non avevano una mentalità razzista e non firmarono. Io sarei dovuta finire in un orfanotrofio che poi è stato bombardato e ha visto morire tutti i bambini ospiti. Invece finii in un campo dove ci lasciavano senza cibo ad ammalarci, un’esperienza terribile. Anche lì mia madre mostrò un coraggio incredibile: non camminava più, perché denutrita, ma si mise a cucire da terra per guadagnarsi qualche patata che le guardie le donavano in cambio del lavoro”.

    Dalla madre e pittrice di Dacia a Ipazia, passando per le donne che hanno fatto la storia. Il libro si occupa di tantissimi profili più o meno noti, e pur raccogliendo le testimonianze di diverse epoche spesso dimostra come la società non abbia fatto poi tutti questi passi in avanti: “purtroppo molti articoli che ho fatto anni fa sono ancora attuali, segno che non c’è stato cambiamento. Io penso che il punto di svolta sia stato il Sessantotto, insieme al movimento femminista, lì si sono ottenuti dei cambiamenti straordinari. Però la grande energia emessa per cambiare le cose ha prodotto risultati dal punto di vista legale e storico, in misura minore dal punto di vista del costume. Anzi in questo momento forse c’è una tendenza alla regressione”.

    Molto importante il monito che Dacia Maraini ha voluto lanciare ai giovani, forte della sua esperienza nelle scuole, costante e sentita: “la storia spesso fa un passo avanti e due indietro. Io vedo che i ragazzi oggi sono convinti che i diritti di cui godono sono eterni.  Non è così: si possono anche perdere, quindi bisogna difenderli, non sono caduti dal cielo ma sono stati conquistati”. Riguardo alla questione dei femminicidi, la scrittrice ha parlato di questione “culturale e non di genere”, auspicando che la società possa “regolare i cambiamenti e non subirli”. Discorso valido anche per il linguaggio. Eugenio Murrali, nel commentare la passione culturale e politica della Maraini, ha ricordato l’appellativo di “auDacia” che le fu assegnato in passato. E lei ha risposto con entusiasmo: “il punto è che noi siamo dentro la vita civile, nessuno ne è fuori, e allora bisogna starci con responsabilità e dovere.  Anche il diritto di voto per le donne è stata una guerra, e oggi siccome è un diritto acquisito c’è chi non va a votare perché non si sente rappresentato. Ma non votare non è un modo per far valere il proprio dissenso”.

    In chiusura un cenno a Pier Paolo Pasolini, del quale nel libro si ricordano alcune posizioni politiche osteggiate dalla stessa Maraini. “Con Pasolini ci fu un’amicizia profonda”, ha detto l’autrice, ricordando le vacanze trascorse insieme a Sabaudia e i tanti confronti sempre corretti e leali. Ma negli anni Settanta Pasolini appariva contrario ad alcune conquiste, come ad esempio l’aborto. “Io gli risposti”, ha detto Dacia Maraini, “che partiva da un presupposto sbagliato. Pasolini era contrario all’aborto ma non per un atteggiamento reazionario. Lui non credeva nella ragione come strumento di conoscenza, non era illuminista, credeva nei sensi e capiva la realtà attraverso i sensi”. Al di là delle posizioni, l’alterco tra due grandi intellettuali del Novecento dà l’idea di quanto elevato fosse il dibattito pubblico e politico, in netta contrapposizione con le dichiarazioni che oggi si leggono sui giornali e che sono di una pochezza disarmante pur abbracciando temi delicati del campo dei diritti.

    Tante le domande del pubblico e le foto-ricordo per concludere la quinta data di “Velletri Libris”, che registra un sold out con oltre trecentocinquanta presenze. Il Festival – lo ricordiamo – è patrocinato da Ministero della Cultura, Regione Lazio, Città Metropolitana di Roma Capitale, SCR Sistema Castelli Romani. Partner enogastronomici sono Casale della Regina e CREA Viticoltura-Enologia, mentre gli sponsor ufficiali sono Clinica Madonna delle Grazie, Class Auto, Allianz FC Group Cancellieri, Banca Popolare del Lazio. L’iniziativa, ideata e realizzata da Mondadori Bookstore Velletri-Lariano-Genzano-Frascati-Cisterna e Fondazione De Cultura, si avvale della collaborazione della FondArC e della media partnership di Radio Mania e Velletri Life Giornale. Per tutte le informazioni il sito ufficiale è www.velletrilibris.it, mentre si possono seguire le pagine social della rassegna di Facebook e Instagram.  Prossimo evento in calendario martedì 11 luglio, sempre dalle ore 20, con Fabio Genovesi che presenterà “Oro puro” (Mondadori).

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