Ultimo aggiornamento:  15 Ottobre 2022

Convegno su disparità e distribuzione dei redditi al Comune, Massimo Pallocca: “Compito della politica è quello di non lasciare indietro nessuno”

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  • Si svolgerà alla Sala Tersicore del Comune di Velletri, il 19 ottobre dalle 9.30 in poi, il convegno dell’Associazione Nazionale Sociologi su due temi importanti: distribuzione del reddito e disuguaglianze in Italia. Deus ex machina di questo evento Massimo Pallocca, docente e sociologo, che ha raccontato lo spirito di questa iniziativa che vuole lanciare un monito alla società e alla politica e far luce sulla nostra complessa realtà. Ecco cos’ha detto nell’intervista rilasciata alla nostra Redazione.

    Massimo Pallocca, un convegno di livello nazionale a Velletri. Come si è concretizzata la possibilità di organizzare in città un dibattito di così alto livello?

    Ciò è stato possibile grazie al mio ruolo nel dipartimento del Lazio dell’Associazione Nazionale dei Sociologi, del cui direttivo faccio parte. Ho cercato di portare qualcosa fuori da Roma, dove è la nostra sede nella sede della facoltà di Sociologia alla Sapienza. Fare un convegno importante a Velletri è stato facilitato dal fatto che la città rappresenta un polo culturale importante. Il Comune ha patrocinato l’evento, così come il Consiglio Regionale. Il tema, inoltre, è molto sentito oggi e a mio modesto parere è uno dei più importanti che il nuovo Governo dovrà cercare di risolvere. Vorrei, in prospettiva, fare tutti gli anni un convegno di alto livello su questi temi facendolo diventare un appuntamento fisso in ottobre.

    Distribuzione del reddito e disuguaglianze: i temi del convegno saranno probabilmente i temi delle agende politiche e sociali dei prossimi anni. Perché è fondamentale analizzarli?

    Il reddito e la disuguaglianza sono i due temi principali delle agende politiche. Questo tema era già in altre agende e ben poco si è fatto. Questo perché dopo l’attivazione, nei paesi europei, dell’euro, abbiamo cambiato la nostra politica monetaria ed economica. Prima riuscivamo a essere competitivi svalutando la moneta, la lira, sui mercati. Con la moneta unica abbiamo svalutato l’unica cosa che si poteva svalutare, cioè il lavoro, e negli ultimi venti anni è stata una manovra terribile dal punto di vista economico. L’Italia, poi, fra i paesi europei è quella che cresce meno di tutti nel reddito (anche meno della Grecia). Abbiamo un problema strutturale e serio, così come quello dell’ascensore sociale che ha preso solamente la direzione del basso e non risale più. La dinamica non è di salita e discesa, ma di sola discesa repentina e da anni non vediamo punti di risalita tanto che si parla di figli che avranno sempre una situazione economica peggiore dei padri…

    Oltre al convegno, ha curato anche una piccola pubblicazione che introduce alla materia. Si riuscirà mai a portare tra la gente questi argomenti, magari proprio grazie alle pubblicazioni?

    Ritengo importante questo trattato: è la spina dorsale del convegno. Ogni convegno deve tracciare un perimetro entro il quale muoversi, e ho cercato di farlo con questo saggio di circa ottanta pagine che tocca i temi più importanti che hanno portato a questa situazione. Sono quattro gli argomenti: la mancata ridistribuzione dei redditi, l’impatto di guerra e pandemia, e dovremmo metterci anche il peggioramento della situazione energetica.  Ho affrontato inoltre il problema della disparità di genere e del modo in cui tale disparità ha influito sulla condizione economica della donna, che già aveva problemi maggiori in Italia. Sviluppando i dati ISTAT, della Banca d’Italia, si comprendono molte cose. La fine della globalizzazione come sistema economico è un altro punto: la ricerca della nuova frontiera non ha pagato e c’è il pericolo che il beneficio portato in paesi poveri come Bangladesh e Vietnam, ad esempio, possa finire perché la manifattura non conviene più neanche lì. Non possiamo pensare che il mercato si auto-regoli e occorre rivedere questi fattori. Altro tema affrontato sono le differenze economiche tra nord, centro, sud: questa crisi di sistema impatta in modo diverso su chi aveva già problemi rispetto a chi non ne aveva. Il ritardo strutturale del sud lo porteremo avanti per tempo.

    La pandemia e la guerra quanto hanno inciso sulle disuguaglianze e sui redditi e come lo hanno fatto?

    La crisi impatta in modo diverso e la disuguaglianza nel mondo si sta evolvendo in maniera ancor peggiore. I dieci miliardari più ricchi della terra hanno visto aumentare le loro ricchezze del 119%, ovvero sono più che raddoppiate. Nel mondo sono aumentati – e parlo con i dati della Banca mondiale – i poveri fino a 163 milioni nel solo 2021. Possiamo capire che questo sistema di ridistribuzione non funziona da nessuna parte e oggi con la crisi energetica abbiamo 155.000 imprese n Italia a rischio di chiusura. Mentre con la pandemia sono arrivati aiuti che hanno un po’ mitigato la situazione, questo ora non sta avvenendo e l’esito rischia di essere ancora peggiore. Tutti gli indici vanno a peggiorare la situazione mondiale della ripartizione della ricchezza. Non è una chiacchiera da bar dire che i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.

    Come impatta la crisi nelle diverse aree geografiche italiane?

    La crisi non impatta con la stessa intensità ovunque, c’è una netta disparità tra nord, centro e sud. Chi stava peggio ne ha risentito ancora di più. Negli ultimi 20-25 anni il PIL del Sud è calato dal 24 al 22%. Addirittura il PIL pro capite nel 2021 è stato del 52% in calo rispetto a quello del Nord, un dato drammatico. Il rapporto Bankitalia pubblicato il 20 giugno 2022 fotografa un rapporto economico nord/centro/sud ancora più difficoltoso. Ci sono già problemi infrastrutturali che portiamo avanti, al Sud, con i ritardi atavici: strade ponti ferrovie acquedotti e sistemi informatici e di trasmissione dati abbiamo problematiche generali che acuiscono il problema. In più mancano gli investimenti: Stato e aziende non investono nel sud e se non lo fanno i ritardi andranno avanti per tanto tempo. Anche il PNRR non ha approvato molti progetti del Sud: in Sicilia su 31 progetti presentati non ne è passato neanche uno per mancanza di protocolli e progettazioni.

    C’è una sezione intera sulla disparità di genere. In quale modo le donne sono più colpite dal fenomeno?

    La problematica femminile nel mondo del lavoro è come il problema del Sud: seria e continua, e a cui sono state date scarse risposte. Nei dati ISTAT 2021 tra gli occupati il 68,7% sono uomini. C’è una differenza di genere importante e soprattutto un dato allarmante: nel 2021 a causa del covid 440.00 posti di lavoro sono stati persi, di questi 312.000 erano di donne. L’impegno che devono svolgere le donne, anche a livello familiare, penalizza la qualità ella vita e la percentuale di donne che hanno perso il lavoro infatti è stata doppia rispetto agli uomini. Il divario occupazionale e di genere creatosi nel lockdown non è stato più colmato. Le assunzioni di donne, tra il 2021 e il 2022, sono calate del 26%. Insomma un altro problema serio peggiorato con la pandemia. Dobbiamo cercare ricette per togliere questi divari che vanno ad acuirsi nel Meridione.

    Qual è il compito della politica in questo campo?

    La classe politica deve prendere coscienza di questi fattori, finora non lo ha mai fatto e ne paghiamo le conseguenze oggi con guerra, crisi energetica e covid.  Non abbiamo segnali di miglioramento, anzi. Anche la povertà infantile è in aumento: molti ragazzi sono abbandonati o quasi da parte delle famiglie che non possono far fronte al loro fabbisogno. Compito della politica è quello di non lasciare indietro nessuno. Una società che vede una distribuzione dei redditi così impari avrà problemi nel medio e lungo periodo, ma anche nel breve, e si potrebbe sfociare in situazioni non belle. Noi ce la mettiamo tutta per cercare delle soluzioni, io nel saggio cerco anche di dare degli spunti, e con le persone che intervengono al convegno usciranno senz’altro idee importanti.

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