PREMESSA – Don Taddeo mi scrisse: “Come puoi tranquillamente, anche solo durante la Santa Messa recitare: Credo nella Chiesa una, santa, CATTOLICA e apostolica? Quello che tu scrivi puzza di scisma.”.
18 novembre 1999
Definire Dio significa limitarlo… Chiamare Dio “cattolico” significa definirlo… Perciò il “Dio cattolico” è un Dio inscatolato.
Lo so, può sembrare scemo il ragionamento, come del resto appaiono tali tutti i sillogismi con i quali la nostra ragione cerca di imbrigliare Dio.
Quando nella messa o fuori di essa recito il Credo e mi imbatto nella “Chiesa cattolica”, purtroppo debbo aggiungere quel tanto di fede in più che mi è necessario per risistemare le idee nella mia testa, perché il termine “cattolico” serve più a circoscrivere qualcosa, che non ad aprire nuovi orizzonti che sappiano di “universale”.
Il termine “cattolico”, al di là del significato etimologico, segna ormai dei confini, delimita degli spazi e non abbatte le barriere, entrando così in conflitto con la volontà salvifica di Dio che è davvero “universale”.
Dalle stesse reazioni di alcuni di noi a tutto ciò che suona diverso, si intuisce e si evidenzia la preoccupazione di difendere delle posizioni e null’altro. È assente la forza e il coraggio del lievito che fa crescere la massa. Abbiamo costruito un monumento alla “Chiesa Una, Santa, Cattolica, Apostolica”, e lo ammiriamo nel più assoluto immobilismo.
Su ognuna di quelle parole sono stati scritti trattati… Siamo nel vero, nessuno può dirci nulla…. Siamo nel vero, però, sempre “contro” qualcuno… Siamo “luce” che non risplende, perché muore dall’invidia, se altre “luci” si accendono intorno.
I nostri templi, fatti di sassi, saranno sempre più belli e più numerosi delle moschee che spudoratamente occupano il territorio “cattolico”. Il nostro Dio vincerà sul Dio di Maometto… perché il nostro è un “Dio cattolico”!…
Povero Dio!… Da quando gli è stato detto che deve essere “cattolico”, soffre di schizofrenia. Dinanzi alle preghiere degli ebrei, un tempo suoi “figli prediletti”, ora non sa più cosa dire, cosa fare.
Povero Dio!… Dal giorno in cui gli hanno spedito il mappamondo su cui con le bandierine del Vaticano hanno segnato i territori strettamente cattolici, non ha più pace…. “Così poca roba, dopo duemila anni di papato?…”, sembra voglia dire.
Se da una parte sento il disagio di dover credere in un Dio solo cattolico, dall’altra coccolo gelosamente nei desideri una Chiesa
– PIÙ disinteressatamente cattolica,
– PIÙ onestamente missionaria,
– PIÙ sinceramente ecumenica.
È male tutto ciò ?…
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È facile, per chi non ha voglia di prendere in seria considerazione le osservazioni sulla cattolicità della Chiesa, farmi apparire come colui che dissacra.
Dal mio punto di vista è meno rispettoso, nei confronti di Dio, propagandare un tipo di fede condizionato dagli interessi momentanei di una qualsiasi religione, che non dedicarsi alla ricerca di ciò che universalmente è buono.
Che senso avrebbe altrimenti la voglia di ecumenismo?