13 marzo 2022, una data da ricordare, per la portata sociale, culturale e antropologica condensate in essa. Vede la conclusione di un progetto culturale “Eterno Dante”, che celebra nei dodici comuni Prenestini consorziati ne “I Castelli della Sapienza” il Sommo Poeta con una serie di iniziative e con l’installazione di panchine letterarie sulle quali si possono leggere alcuni dei più bei versi della “Commedia”. In occasione del settecentesimo anniversario della morte di Dante Alighieri il consorzio “I Castelli della Sapienza”, con il contributo di Regione Lazio e Lazio CREA e la collaborazione della Fondazione De Cultura ha portato tra la gente i versi immortali della più grande opera mai scritta da un essere umano, per citare Borges. Il progetto, fortemente voluto dal presidente del Consorzio Angelo Rossi e dalla coordinatrice del tavolo degli Assessori alla Cultura del Consorzio Tina Miele, è un ideale viaggio in dodici tappe fra i Comuni e si è concluso con lo spettacolo teatrale “Sommersi” Studio sull’Inferno di Dante, a cura della Compagnia Teatro Simposio Tivoli per la regia di Enzo Toto, rappresentato appunto presso la sala polifunzionale “Tiberio Bartoli” nel Comune di Lariano.
Dopo i saluti dell’assessore alla cultura, professoressa Maria Grazia Gabrielli e dell’assessore allo Spettacolo, Fabrizio Ferrante Carrante Fabrizio, ha presentato brevemente lo spettacolo teatrale “Sommersi” il regista Enzo Toto, il quale ha condiviso con il pubblico la “storia” dello spettacolo stesso.
L’ISPIRAZIONE DI PRIMO LEVI
“Sommersi”, un chiaro riferimento a Primo Levi, il quale nell’opera “Se questo è un uomo” utilizza come primo approccio il canto XXVI dell’Inferno della Divina Commedia, quello di Ulisse. Jean, compagno di prigionia di Levi, chiede di insegnargli l’italiano; Levi è ben contento della richiesta e decide di utilizzare proprio il canto di Ulisse, colui che dopo tanto peregrinare è riuscito a superare le colonne d’Ercole (lo stretto di Gibilterra). Ulisse rappresenta la volontà di conoscere che è la qualità essenziale dell’uomo moderno; una vita priva di questo desiderio costituisce un’esperienza degna solo dell’animale. È questa l’azione dello sterminio nazista, riducendo gli uomini ad un numero di matricola, arrivando in tal modo ad annullare e annientare la dignità umana. Attraverso il canto di Ulisse, sia Levi che Jean, hanno modo di ritrovare sé stessi in quell’abisso del nulla costituito dal campo di concentramento. Levi condanna, così, la malvagità del sistema dei campi di concentramento che miravano proprio a ridurre gli uomini allo stato animale e sottolinea lo scopo più nobile che l’uomo deve perseguire nella sua vita: inseguire virtute e conoscenza. I due internati, grazie a Dante, hanno ritrovato per un attimo la loro dignità umana che tuttavia, subito dopo, viene nuovamente sommersa dalla realtà di Auschwitz con tutte le sofferenze e la triste realtà quotidiana.
IL RICORDO DI PASOLINI
Lo spettacolo teatrale del 13 marzo ha ricordato anche Pier Paolo Pasolini, il quale dal 1963 quando iniziò a lavorare alla riscrittura della Commedia dantesca in chiave autobiografica: la “Divina Mimesis”. Si dedicò a questo progetto per un decennio e poco prima della morte, avvenuta il 2 novembre 1975, diede alle stampe il suo manoscritto incompiuto, a cui aveva affidato il bilancio di quella riflessione autoriale che aveva avuto in Dante un punto di riferimento costante. La “Divina Mimesis” è il tentativo di “aggiornare” i peccati messi alla gogna da Dante e contemporaneamente il tentativo di rimodulare il plurilinguismo del modello. Ma la Divina Mimesis è molto altro e, nella sua struttura frammentaria composta da prosa, fotografie e documenti vari, preannuncia l’incompiuto romanzo Petrolio. Il “viaggio” di Pasolini è un percorso prettamente solitario e individuale (più volte all’interno delle pagine de La Divina Mimesis si insiste su tale condizione di solitudine) che parte dal «Mondo», si svolge nel «Mondo» e termina nel «Mondo», il che significa che il poeta di Casarsa identifica il suo Inferno con il mondo stesso. Inoltre, superando totalmente qualsiasi afflato mistico o escatologico, egli comprende bene che il suo viaggio si dovrà necessariamente svolgere su due piani contemporanei e paralleli, cioè la sua coscienza e il «Mondo». Pasolini si offre l’occasione di percorrere il «Mondo» accompagnato più che guidato dalla sola ombra della sua poesia civile (il sé stesso degli anni Cinquanta) e, in solitudine, dovrebbe attraversare l’Inferno e giungere alla visione di due Paradisi, «uno […] sperato» (Comunista), «l’altro solo progettato» (Neocapitalistico). Essi, tuttavia, non verranno mai raggiunti, poiché lo scritto si interrompe bruscamente lasciando l’autore/personaggio cristallizzato dentro la realtà infernale del mondo contemporaneo.
UNO SPETTACOLO DI GIOVANI
Tutti questi elementi sono stati rappresentati benissimo dalla Compagnia Teatro Simposio Tivoli, composta da ragazzi giovani, pieni di entusiasmo e di professionalità, in grado di rendere chiaramente l’idea e in grado, senza scenografia, di recitare e di riempire il palcoscenico! È importante, a questo punto, ricordare i loro nomi: Daniela Basile, Giovanni Calamo, Leonardo De Marco, Silvia De Marco, Rachele Di Renzo, Veronica Di Renzo, Elena Giordano, Beatrice Laurenzi, Leonardo Laurenzi, Corinne Leotta, Lucia Testa, Alessandro Transulti, Francesca Valentini, Fabrizio Vignoli. Scelta molto accurata, quella del regista Enzo Toto; Pier Paolo Pasolini e Primo Levi in relazione all’opera, pietra miliare della letteratura italiana, di Dante Alighieri! Scelta che mette in evidenza non solo l’attualità di Dante, ma anche la volontà generale di far riflettere intorno l’umano, cercando quel quid che sfugge a ogni interpretazione, quel quid che deve assolutamente ri-conquistato partendo (perché no?) dal teatro!
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