Ultimo aggiornamento:  9 Dicembre 2023

“Il deserto”

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  • Testo

    Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaia: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri, vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo» (Mc 1,1–8).

    Commento

    Voce di uno che grida nel deserto. Lo sfondo su cui si staglia la figura di Giovanni è il deserto. Il deserto in questo caso è il luogo del silenzio, della riflessione, delle decisioni importanti. Non c’è cosa più assurda cercare la soluzione ai problemi col bivaccare nella confusione delle troppe opinioni, spesso in disaccordo tra di loro; ecco perché, talvolta, è necessario tirarsi fuori dalla situazione piatta e pigra per entrare con coraggio nel deserto dell’essenzialità. Verrà poi il momento di riprendere contatto con il mondo di tutti i giorni e l’impresa si farà certamente dura, specie se la realtà che ti viene incontro si sarà nel frattempo imbastardita ulteriormente attorno agli interessi miopi di chi conduce la barca.

    Oggi all’interno della Chiesa, tolto il sussurro coraggioso del Papa, manca una voce forte e autorevole che dica, per esempio, che è gravissimo avallare l’illegalità del mondo omosessuale. Come è possibile, mi chiedo, che non ci siano Monsignori capaci di infilarsi nel deserto per maturare nella riflessione qualcosa di nuovo a vantaggio di certi diritti umani? Il deserto fa paura, e per evitarlo alcuni preferiscono frequentare con scadenze ben precise le sale cariche di finti entusiasmi, perché in quei luoghi si ha il conforto dei consensi che, spesso, ti lasciano morire nello scoramento della solitudine.

    I giovani che vedo protestare per le strade delle città mi commuovono: finalmente li vedo uscire dal deserto, spero motivati al punto giusto, per il risveglio di un mondo che può cambiare. Preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri. Un amico ateo mi diceva che le chiese, tutte, hanno buon gioco nel parlare dell’amore di Dio, e aggiungeva polemico: “Chi tra gli esseri umani non ha bisogno di attenzioni e di tenerezza? Un Dio amoroso sulle bocche di voi credenti risulta essere solo uno spot, perché tra il dire e il fare continua, immancabilmente, a esserci il mare.”.

    Potrebbe aver ragione il mio amico ateo, se dalla postazione della sua umanità dovesse davvero scorgere un cattolicesimo che, senza provare a raddrizzare i sentieri, fa di sé solo ottima e dispendiosa propaganda. Giovanni era vestito di peli di cammello [. . . ] e predicava. Chi viene dal deserto non indossa abiti di porpora e non abita in palazzi di marmo. E la porpora e i marmi sono segno di potenza e prepotenza, di distanza e sordità, di vacuità e superficialità.

    Chi viene dal deserto della sofferenza si fa ascoltare, perché la sua predica è nuda come nuda è l’anima di un artista. L’ultima predica che ho ascoltato non la ricordo, forse perché le parole che giungevano al mio orecchio erano vestite volutamente di sola vana cultura.

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