29 giugno 1999
Mi è capitato domenica scorsa.
Mancava circa un’ora alla messa. In chiesa, nel penultimo banco, c’era una coppia di anziani, non della zona. Mi sono avvicinato… Dovevo apparire un uomo normale ai loro occhi, perché mi hanno scambiato per il sacrestano. Approfittando dell’equivoco ho iniziato a sparlare del parroco e dei sacerdoti in genere, curioso di vedere le loro reazioni alle mie sollecitazioni. Dopo un attimo di esitazione, superato l’imbarazzo, si sono aperti al dialogo: loro, gente di chiesa, avevano molte cose da dire in merito.
Due le critiche più dure:
I preti sono troppo attaccati ai soldi… (naturalmente come sacrestano, maltrattato economicamente dal parroco, ho rincarato la dose). I preti si allontanano sempre più da noi… Curano troppo l’esteriorità dei riti… Si attardano troppo nell’ambito dell’altare… Quando indossano i sacri paramenti, o trattano le cose sacre, stentiamo a riconoscerli… C’è una barriera tra loro e noi. Si parla molto meglio con voi sacrestani che non con loro.
Quando è iniziata la messa, i signori erano ancora lì, al penultimo banco, in preda allo sbigottimento questa volta nel vedere il sacrestano, col quale avevano dialogato poco prima, vestito da prete.
Ho chiesto scusa per lo scherzo e li ho ringraziati pubblicamente della lezione datami.
All’improvviso, gli abiti che indossavo, sono diventati meno sacri; l’altare su cui celebravo, ha preso la forma di una semplice tavola imbandita e il calice la trasparenza di un bicchiere, dove mettere del vino e un po’ di acqua; la piccola ostia ha ritrovato l’antica fragranza della focaccia; tutto ha riacquistato una dimensione umana… Lo stesso prete, “sacer” per eccellenza, si è ritrovato mescolato tra la gente, uomo tra gli uomini, a raccontare quanto gli era accaduto.
La parola di Dio mi è piovuta addosso come un bagno salutare: “Chi ama l’altare e i riti più di me, non è degno di me… Chi ama il ruolo e il potere che ne deriva più di me, non è degno di me…”.
Lo Spirito ha incominciato ad aleggiare sulle teste, e Cristo, troppo adorato sugli altari, troppo imprigionato nelle teche d’oro, di nuovo l’ho visto incarnarsi tra la gente, lasciandosi perfino mangiare.
***
Temevo che la coppia incontrata per caso avesse esagerato nei giudizi e fosse caduta nelle solite banali generalizzazioni. Ma alcuni amici mi scrissero dicendomi che, quanto avevo riferito, era all’ordine del giorno nelle parrocchie.
Qualche volta entro nelle chiese come un fedele qualsiasi e là, dove non mi si conosce, con quella curiosità che ha dello sfottò, vado in cerca del prete per parlare, per sapere… col terrore, talvolta, di scoprire, nel suo modo di essere, la stessa mia immagine.