Ultimo aggiornamento:  24 Gennaio 2022

Juan Rodolfo Wilcock, poeta dall’Argentina a Velletri

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  • Quando nacque a Buenos Aires, in Argentina, il 19 aprile 1921, Rodolfo Wilcock non sapeva di appartenere più all’Europa che alla patria dove era nato e ai paesi di cultura latina e di lingua spagnola: la madre, infatti, era una piemontese emigrata con la famiglia in cerca di lavoro e fortuna. Il padre, invece era un inglese, emigrato per le stesse ragioni. Si incontrarono, si piacquero e si sposarono. Il loro bambino crebbe imparando fluentemente le cinque lingue parlate in famiglia, considerando anche quelle dei nonni rimasti in Europa, soprattutto in Svizzera, dove viveva il nonno Rodolfo, di cui portava il nome, e la nonna Maria Morgenegg: ad entrambi avrebbe dedicato, in seguito, una splendida poesia intitolata “Lago di Ginevra”.

    APPRODO A VELLETRI

    Nessuno avrebbe potuto immaginare o prevedere che un giorno Wilcock sarebbe arrivato in Italia per stabilirvisi definitivamente e che da Roma, la capitale tanto amata per la sua storia imperiale e per le grandi opere, inclusi i monumenti, arrivati quasi intatti fino ai nostri giorni dopo 2000 anni, Rodolfo sarebbe approdato a Velletri in cerca di un luogo tranquillo e riservato dove vivere e lavorare. Nessuno avrebbe potuto sapere che sarebbe stato nostro concittadino residente a Colle Formica, per circa un decennio, pagando le tasse al nostro comune e usufruendo di quei pochi, scarsi e maldestri servizi urbani e civici dell’epoca. Scelse di abitare in campagna avendo bisogno di tranquillità assoluta per svolgere il suo lavoro di intellettuale.

    L’IMPORTANZA DELLA CONCENTRAZIONE

    La creatività del lavoro intellettuale di letterato e scrittore sta soprattutto nella concentrazione; un lavoro che rende solitari, fatto che aumentò la sua fama di solitario. Invece era uno che ripartiva bene il suo tempo e non amava perderlo inutilmente: era, semmai un uomo intelligente che stava bene con se stesso ma non un solitario in assoluto. Comprò la casa veliterna con 2 ettari di terreno intorno dal signor Angelo Rocchi, nonno del nostro concittadino Dario Di Luzio, estirpò la vigna circostante e piantò un bosco di eucalipti; era un albero che andava di moda, dopo la bonifica della pianura pontina, in cui gli eucalipti erano stati utilizzati per drenare le terre strappate alla palude. Era l’unico bosco di eucalipti in tutta Velletri. Davanti all’ingresso di casa Wilcock costruì, come si usa in Argentina e in America latina, un patio con mattonelle floreali tendenti all’azzurro: il tempo e le intemperie le hanno scalfite ma sono tutt’ora li per essere ancora ammirate. Anche la casa non ha subito mutamenti o rifacimenti di rilievo e la natura circostante cresce spontanea per abbellirla selvaggiamente, pur se tenuta a bada da Rocco, un operaio che taglia, pota, semina, sarmenta e decespuglia con veemenza.

    I LIBRI SCRITTI A COLLE FORMICA

    La scelta di Rodolfo di vivere in campagna fu molto oculata e proficua: a Velletri scrisse molti dei suoi libri più importanti, ormai reperibili solo su Amazon, tradusse molti autori stranieri, Da Shakespeare a Marlowe, a Beckett. Tradusse anche molti testi di teatro e ne scrisse di suoi: oltre ad essere giornalista, critico letterario, scrittore, intellettuale amico di Borges, poeta, era anche drammaturgo. Il regista Luca Ronconi, un nome per tutti, diresse un suo testo teatrale al teatro Argentina e a Parigi, con molti litigi burrascosi tra i due. Tutte le sue opere che vanno da 1968 al 1970 sono state concepite e realizzate a Velletri: di questo, noi veliterni ce ne possiamo davvero vantare ed esserne orgogliosi. Wilcock era anche laureato in ingegneria civile e svolse questo lavoro in patria, durante la costruzione della ferrovia che corre su per le Ande, la trans-andina.

    LA COLLABORAZIONE CON PIER PAOLO PASOLINI

    Rodolfo Wilcock aveva anche ottime doti di attore, visto che Pier Paolo Pasolini gli affidò la parte di Caifa nel suo film “Il Vangelo secondo Matteo”. Il periodo veliterno fu molto soddisfacente per la sua creatività artistica e per la sua affermazione personale. Tuttavia, quando gli impegni di lavoro si fecero più pressanti, decise di tornare ad abitare a Roma, zona Capannelle, nelle periferia est della capitale, in una casa a piano terra immersa in un piccolo giardino dove crescevano fiori e frutta. Il figlio Livio rimase nella casa di Velletri ma lo raggiungeva spesso per passare dei periodi con lui. Non c’era il patio, in quella casa che Wicock aveva preso in affitto; c’erano tre scalini davanti alla porta d’ingesso, dove Wilcock si sedeva spesso, quando il tempo era buono, a discutere con gli amici che gli facevano visita, a bere un caffè, a riflettere mentre i suoi cani gli scodinzolavano intorno e il traffico scorreva su via Demetriade. Andare in centro partendo da via Demetriade ora richiedeva poco tempo: quella casa gli garantiva una buona tranquillità per continuare a lavorare con la tenacia e il rigore che lo contraddistinguevano. Sia durante gli anni veliterni che in quelli romani compì alcuni viaggi all’estero e ospitò amici e colleghi di fama internazionale che venivano a fargli visita dal sud America e da altre nazioni. infine dovette lasciare quella casa in affitto, si trasferì a Lubriano, nel viterbese, dove visse e lavorò ancora per qualche anno: nel 1978 lo colse la morte mentre rileggeva le ultime pagine di “Biglietti da vista”, di Douglas, la sua ultima traduzione. E fu subito mito e ricordo indelebile.

    Marisa Monteferri

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