Ultimo aggiornamento:  3 Ottobre 2021

“La legge e la coscienza”

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  • Mc 10,2-12

    TESTO

    Alcuni farisei si avvicinarono e, per metterlo alla prova, gli domandavano se è lecito a un marito ripudiare la propria moglie. Ma egli rispose loro: «Che cosa vi ha ordinato Mosè?». Dissero: «Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di ripudiarla». Gesù disse loro: «Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma. Ma dall’inizio della creazione li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola. Così non sono più due, ma una sola carne.  Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto». A casa, i discepoli lo interrogavano di nuovo su questo argomento. E disse loro: «Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; e se lei, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio».

    COMMENTO

     …gli domandavano se è lecito ad un marito ripudiare la propria moglie.

    In una società maschilista come quella giudaica, i farisei del tempo mai si sarebbero sognato di rovesciare i termini del quesito: “È lecito ad una moglie ripudiare il proprio marito?”. È importante l’osservazione, se si vuole intendere in modo più coerente la risposta di Gesù. Ridurre il brano del vangelo alla sola difesa dell’indissolubilità del matrimonio, significa voler ignorare il presupposto essenziale perché un legame possa essere duraturo. Gesù, innanzitutto, difende la donna, restituendole la dignità del pensiero, la responsabilità di crescere, la libertà di scegliere chi amare.

    “Che cosa vi ha ordinato Mosè?”…  “Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla”… “Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma.”.

    Gesù sta per compiere un’operazione straordinaria e con arte porta i suoi interlocutori sul terreno della legge umana che per troppo tempo si è ammantata di autorità divina. Mosè e Dio ora entrano in competizione: se Mosè è la tradizione, non sempre la tradizione sta nel giusto.

    Quella norma che nasceva dalla durezza del cuore, era diventata per gli ebrei “tradizione” e le tradizioni, che marciano inviolate  nei secoli, combinano guai incalcolabili. Noi cattolici in fatto di tradizione, se per tradizione si intende quella di origine apostolica, siamo messi meglio. Infatti, secondo quanto si afferma nella Costituzione Dogmatica “Dei Verbum” (Cap. II, 8), “La Tradizione progredisce nella Chiesa con l’assistenza dello Spirito Santo: cresce infatti la comprensione, tanto delle cose quanto delle parole trasmesse…”.

    Dovremmo dormire tranquilli, se davvero fossero efficienti i mezzi attraverso i quali si dice operi lo Spirito Santo: “…contemplazione e studio dei credenti… intelligenza data dall’esperienza delle cose spirituali… predicazione di chi ha un carisma sicuro di verità…”.

    Io personalmente non dormo tranquillo, forse perché non ho molta fiducia in quei credenti… forse perché dubito sull’intelligenza di chi deve rifarsi all’esperienza delle cose spirituali… forse, più semplicemente, perché non ho le idee chiare sui “carismi sicuri di verità”.

    “Ma dall’inizio della creazione li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola…”.

    Ogni legislatore ha a che fare con una realtà alla quale non può sfuggire. Ogni legislatore, nonostante la bontà dei principi, deve scendere a compromessi. Quel che disturba nelle scelte del legislatore che ad ogni costo vuole apparire coerente, è l’ipocrisia.

    Il maschio e la femmina hanno la stessa natura umana, la stessa capacità di intendere, la stessa volontà di scegliere, la stessa libertà di confondersi reciprocamente nell’atto d’amore. Nessuno tocchi, perciò, questo equilibrio che di due persone fa una coppia;  nessuno, però, costringa due persone a stare insieme, specie se di quei principi si fa una legge che conosce più gli accomodamenti dei tribunali che non gli spazi delle coscienze.

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