Ultimo aggiornamento:  5 Aprile 2023

L’antifascismo è la nostra coscienza civile: contributo del prof. Lucio Allegretti

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  • Nel pomeriggio di lunedì 3 aprile scorso si è svolta a Roma in Via Rasella una manifestazione antifascista in risposta alle dichiarazioni del presidente del consiglio Giorgia Meloni e del presidente del senato Ignazio La Russa in tema di memoria storica. La manifestazione ha visto la partecipazione di una rappresentanza e di numerosi iscritti dell’ANPI, nonché una rappresentanza della CGIL e dei Verdi e Sinistra, di Rifondazione Comunista (presente con diversi attivisti) e di alcuni collettivi giovanili studenteschi e del gruppo politico “Potere al popolo”.

    Si sono volute qui richiamare le dichiarazioni del presidente del consiglio Giorgia Meloni, in base alle quali i martiri delle Fosse Ardeatine furono assassinati perché italiani e le ancor più sciagurate dichiarazioni di Ignazio La Russa, il quale si è spinto a definire l’attentato di Via Rasella come uno degli episodi più bui della nostra storia che vide come vittime trentatré inermi musicisti prossimi alla pensione. Non ci stancheremo mai di ricordare che i martiri delle Fosse Ardeatine furono massacrati non perché erano italiani, visto che per la maggior parte si trattava di italiani denunciati ed incarcerati da altri italiani (questi ultimi, possiamo dirlo con forza, indegni di essere chiamati italiani), ma perché erano ebrei, comunisti, socialisti, liberali ed anche cattolici, accomunati dall’unica colpa di essere antifascisti e non in linea con i canoni di pensiero di quel nefando, criminale e mortifero regime che fu il fascismo. Definire inoltre l’episodio di Via Rasella come “momento buio” della nostra storia, quando è invece stato riconosciuto anche da parte degli Alleati come legittimo atto militare, significa dimostrare una ignoranza dei fatti storici, una tendenza ad una rivisitazione mistificatoria della storia del nostro Paese, la quale non è accettabile, specie se pronunciata da chi riveste un ruolo istituzionale a qualsiasi livello. Bisognerebbe ricordare agli attuali rappresentanti del nostro governo che essi si trovano a governare una Repubblica democratica, costituzionalmente antifascista, basata su quei valori irrinunciabili ed inderogabili sanciti per l’appunto dalla nostra stessa Carta Costituzionale: essi governano grazie proprio a questa nostra democrazia ed il loro dovere primario è quello di difenderne dignità e principi e questo a prescindere da qualsiasi orientamento politico. Le figure dei partigiani che rischiarono le loro vite, di coloro che versarono il proprio sangue, dei martiri torturati a morte nella prigione di Via Tasso ed in tanti altri luoghi di dolore e di sterminio, le valorose figure che furono membri dei GAP (Gruppi di Azione Partigiana) non possono quindi essere riposte nel dimenticatoio, ma devono essere perennemente onorate: essi rappresentano i nostri più nobili padri, i nostri insegnanti che hanno fatto della pedagogia del bene e del coraggio lo scopo della propria vita, lasciandoci così il più prezioso viatico per le generazioni future. Solo continuando a difendere, coltivare, insegnare e tramandare l’antifascismo come principio fondante di tutti i nostri valori civici e civili di rispetto per il prossimo, tolleranza, solidarietà, cultura ed amore per la pace; solo in questo spirito di rinnovato entusiasmo per la lotta per i diritti umani, per una società più giusta in cui le disuguaglianze vengano superate e chiunque trovi la realizzazione del proprio diritto a vivere una vita dignitosa, solo in tutto ciò si può sperare di lasciare un mondo migliore alle generazioni future.

    Quanto qui ora riportato rappresenta, almeno in parte, lo spirito degli interventi che si sono succeduti, a partire dai rappresentanti dell’ANPI fino a quelli dei Verdi e Sinistra. Molto significativa è stata anche l’attesa testimonianza del partigiano Angelo Nazio che all’età di 97 anni ha voluto ricordare quei momenti che videro la sua decisione di aderire ai GAP appena diciottenne. Per la rappresentanza sindacale della CGIL è stata anche l’occasione per ricordare che la costruzione di una vera democrazia si basa anche sulla difesa dei diritti dei lavoratori, sulla lotta alle disparità sociali e ad ogni forma di ingiustizia e prevaricazione nel mondo del lavoro e della società civile.

    Personalmente ci tengo a dire che denso di significato è stato l’intervento di alcuni rappresentanti studenteschi del mondo universitario e del gruppo di militanti comunisti “Potere al popolo”: fra i temi da essi toccati vi è stato un forte richiamo a tutta la sinistra al fine di dimostrare una più marcata coesione sui temi inerenti l’antifascismo militante, la qualità della cultura e la lotta per il diritto allo studio, al lavoro, al futuro. In questo spirito si è voluto anche richiamare tutti i partiti ad esercitare una responsabilità attiva, anche con la mobilitazione di piazza ed un richiamo particolare è stato indirizzato proprio a quel Partito Democratico, unica forza politica della sinistra assente alla manifestazione in Via Rasella. Mi associo personalmente anch’io a queste ultime considerazioni: l’antifascismo è lotta portata avanti avendo il coraggio di mettere completamente in ballo se stessi e non mero argomento da salotto. La manifestazione, che ha visto la partecipazione di diverse centinaia di persone (fra le quattro e cinquecento), si è chiusa e sciolta ordinatamente intorno alle ore 18.00. È auspicabile che a questa seguano altre iniziative di testimonianza attiva di impegno civile per la difesa della stessa dignità della nostra democrazia.

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