“L’eco della bomba è giunto fino a noi, un rumore costante ha cavalcato il tempo con la sua scia di dolore che oggi riflette, come uno specchio incantato, le stesse immagini di morte che speravamo aver lasciato alle spalle. Mi addolora pensare che tra settant’anni un’altra comunità sarà costretta a commemorare ancora strage di bambine e di bambini, ancora la tragedia della guerra, ancora morte e terrore. Come possiamo rimanere indifferenti, sappiamo che la guerra resta nei luoghi che colpisce, non finisce mai, i segni restano scolpiti nell’intimo della terra, si vedono, si ascoltano, come l’innocenza dei bambini di Colle Caldara che quel terribile giorno erano qui per giocare, com’era giusto fare in un bel giorno di primavera. Una tragedia enorme, più grande di noi, la comunità fece il possibile per consolare le famiglie, si strinse intorno alle mamme sfiorandone appena il dolore che le avrebbe accompagnate per tutta l’esistenza. I testimoni e le cronache ci hanno riportato i dettagli terribili che avremmo voluto non ripetersi mai più, in nessun luogo. Speranza vana, lo stiamo vedendo ogni giorno mentre assistiamo inermi al ritorno della guerra come protagonista del nostro tempo che ci eravamo illusi essere un tempo di pace. Il dibattito di questi giorni sta assumendo un carattere grottesco, quasi come fosse un torneo sportivo o una serie televisiva della quale si attende la nuova stagione per vedere come evolve la storia del protagonista e dell’antagonista; quasi come i morti abbandonati nelle strade fossero solo la scena da riprendere con l’obiettivo della telecamera avida di cogliere il dettaglio più intimo. Quasi come non fossero veri. Eppure basterebbe salire qui, fermarsi a riflettere davanti alla stele, immaginare come sarebbero state le vite di Orlando, Alfredo, Walter, Italo, Marcello, Mauro, Moreno, Leandro, Beniamino, Pierino per capire che la guerra è una storia sbagliata, da qualunque parte la si voglia vedere, sia dalla parte degli invasori che delle vittime. Così è stato nella guerra che ha lasciato questa bomba nel nostro bosco, così è per la guerra in corso, così sarà per tutte le guerre. Papa Francesco, solo ieri, ci ha ricordato che “Il sangue degli innocenti grida fino al cielo”, si riferiva certo ai bambini dell’Ucraina, martoriata dalla guerra, ma quelle parole valgono sempre, valgono anche per i bambini di Colle Caldara”. Queste le parole che il primo cittadino, Orlando Pocci, ha pronunciato pochi minuti fa a Colle Caldara in occasione della commemorazione della strage.