Ultimo aggiornamento:  22 Gennaio 2022

Quale lo scandalo? Residui d’Amore

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  • Don Gaetano Zaralli ha la prerogativa di sollevare quelle incursioni che costringono a riflettere. Difetto o pregio? Le pagine della sua opera lo chiariranno e accompagneranno il lettore alla costruzione di un’opinione vera e libera dai preconcetti, coerentemente con la coscienza critica a cui lo stesso autore si appella più volte.

    Si potrebbe leggere con questa chiave interpretativa la cronistoria della mailing list Preti on line, alla quale il religioso ha partecipato con ironia, intelligenza, sarcasmo e sagacia, confermandosi uno “strano sacerdote che parlava con troppa libertà”. Non un semplice prete tutto aura e paradiso, ma un uomo prima di tutto – innamorato di Gesù (e questa è la sua rovina) – che rifiuta la definizione di un Dio inscatolato e sfida il muro dell’incomprensione sempre più alto e forte tra gli stessi cristiani, non immuni dall’avvolgente velo del bigottismo e del pregiudizio.

    I vari richiami da parte della Congregazione Romana che si sono succeduti nel tempo, con le accuse un po’ bizzarre di trasgressione, anarchia e libertinismo si spiegano per la libertà e la schiettezza con cui don Gaetano tratta temi come il divorzio, l’omosessualità, la conoscenza del bene e del male affidata all’esperienza. Uno dei suoi moniti più calzanti è proprio quello relativo alla verità delle cose: “fa soffrire quando non si ha l’intelligenza e il coraggio di accettarla”.

    Senza mai rinunciare ad una vena sarcastica e a tratti polemica, ma sempre nel rispetto delle regole di civile confronto e con un linguaggio semplice e diretto, l’autore dimostra una spiccata propensione al dialogo – punto fondante delle dottrine ecclesiastiche, ma spesso non salvaguardato abbastanza – dando prova di una grande cultura e di una preparazione teologica non comune.

    Le sue posizioni definite inaccettabili sono forse più vicine alle necessità e alle esigenze della gente di quanto non si creda, ponendosi inalternativa alle posizioni invecchiate con lo scorrere delle generazioni. La Chiesa ha un carattere vitale, non deve presentarsi come una serie di imposizioni dogmatiche, ma confermare la sua apertura, prendendo atto dei mutamenti e non snobbandoli in maniera sibillina. Così, don Gaetano non ha paura di parlare dell’innamoramento, del peccato nelle sue varie forme fino a chiedersi cosa esso sia, accettando la naturalezza della diversità in un ossimoro che poi risulta essere la vera essenza dell’essere umano nelle sue contraddizioni.

    Le esperienze di dialogo sono riportate in maniera accattivante, scorrevole, riescono a creare la “voglia di leggere” che si confà agli scrittori capaci di attrarre il lettore con la molla dell’interesse. La divisione tra i pro e i contro Gaetano nella Mailing List dimostra come le opinioni contrastanti siano il sintomo che la riflessione – a contatto con le parole del parroco di S. Michele Arcangelo in Velletri – diventa uno snodo obbligatorio per confrontarsi in maniera serena. La sua direzione ostinata e contraria, da una parte gli frutta accuse che sfociano nella più semplice e medievale censura, dall’altra danno una speranza a quei milioni di cattolici, che desiderano una guida più cosciente per le tante problematiche individuali.

    Don Gaetano non fa altro che esprimere il pensiero del popolo, rimanendo però al livello del teologo e del pastore, lo fa argomentando oggettivamente e soggettivamente e rispondendo colpo su colpo a chi, anche in modo becero, lo attacca gratuitamente. Viene allora da rispondere a una semplice domanda al cospetto di questo libro: perché leggerlo? Perché mette in vista luci ed ombre del dialogo religioso, lo fa “senza veli”, e soprattutto spinge a coltivare la sfera dei rapporti con Dio e con la Chiesa in maniera autentica e paritaria, a cominciare dalla preghiera, un atto d’amore e non una formula vuota da ripetere nella noia.

    RESIDUI D’AMORE

    25 giugno 1999

    Solo da poco tempo seguo i vostri messaggi. Con meraviglia ho notato che ancora si fa un gran parlare sulla “masturbazione”.

    Il mio pensiero in proposito è molto semplice.

    Da anni ho cancellato dalla mente l’idea che un atto così personale, così intimamente connesso a situazioni varie, possa costituire materia di peccato e per giunta di peccato grave.

    Dopo di che, con molta serenità, parlando agli adolescenti, per esempio, e ai loro genitori, dico che è importante vivere le prime esperienze come presa di coscienza della propria sessualità.

    In altre situazioni, invece, dove si suppone già una relazione affettiva che per circostanze particolari bisogna vivere a distanza, dico che quel gioco di fantasie erotiche con relativo piacere ha valore “unitivo”.

    Ricordo volentieri quel giorno in cui incontrai sulla porta della chiesa un vecchietto di quasi 90 anni che per scrupolo mi confidò: “Di tanto in tanto, padre, mi masturbo… lo faccio per sentirmi ancora vivo!…”. Lo incoraggiai a continuare, assicurandogli la benedizione del Signore.

    ***

    Sapeste con quale trepidazione spedii il mio primo messaggio su Preti-on-line.

    Ero nuovo dell’ambiente, sapevo solo che si trattava di una Mailing listdove i preti e i laici cattolici si divertivano a confrontarsi su vari argomenti.

    Per altre strade, sempre su Internet, avevo conosciuto un sacerdote che, smanioso come me di portare vivacità nelle discussioni, mi sollecitò a entrare nella Mailing list dove si stava parlando, mi diceva, di “masturbazione”;  dove la maggior parte degli interlocutori si perdeva in chiacchiere, sempre le solite; dove, ancora una volta, la dimensione umana del problema cedeva il passo al solito atteggiamento tradizionale.

    Qualche confratello che della “masturbazione” non osò parlare direttamente, forse per pudore, preferì contrapporre al caso da me riportato, altre situazioni più sante, come per ricordarmi che, se avessi usato gli strumenti adatti, avrei potuto dare un’assoluzione lesta lesta al quasi novantenne e per penitenza, magari, una corona del Santo Rosario da recitare alla sera.

    Alcuni laici cattolici, i famosi peccatori fulminati dalla Grazia, con modo educato mi fecero notare che quel vecchietto probabilmente sentiva l’amarezza della colpa; che, se la gente non dà più peso ai peccati,la responsabilità è di chi li legittima e che avrebbero senz’altro pregato per me.

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