Ultimo aggiornamento:  4 Marzo 2023

Velletri, Francesco Piccolo e l’epoca irripetibile di Fellini e Visconti: intervista allo scrittore de “La bella confusione”

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  • Lo scrittore, sceneggiatore e regista Francesco Piccolo è approdato all’Auditorium “Romina Trenta” di Velletri per presentare, in dialogo con Elena Stancanelli, il suo ultimo libro “La bella confusione” edito da Einaudi. Un volume, quello scritto dall’autore che vinse il Premio Strega nel 2014, capace di restituire il clima di un’epoca irripetibile da un punto di vista culturale e cinematografico vissuta appieno da nomi del calibro di Federico Fellini e Luchino Visconti. Dopo il saluto di Guido Ciarla, titolare della Libreria Mondadori Bookstore che ha organizzato l’evento insieme alla Fondazione De Cultura, e quello della vice-Sindaca Giulia Ciafrei, è iniziato per gli spettatori che hanno gremito la sala un autentico viaggio a cavallo tra attori, reazioni dell’opinione pubblica, messaggi trasmessi per mezzo del cinema, vicende personali e professionali intrecciate indissolubilmente tra i due registi. Francesco Piccolo, in maniera discreta ma pungente, si pone in un punto di osservazione terzo e spazia fra i fatti e le cose, senza risparmiare nessun dettaglio in una cronaca romanzata di un periodo che ha inevitabilmente marcato anche il futuro. Incalzato dalla puntualità delle domande di Elena Stancanelli, lo scrittore campano ha saputo interpretare il dualismo Fellini/Visconti passando in rassegna anche i punti in comune del loro lavoro. A essere scomodati sono i ricordi, nitide fotografie di un cinema capace di incidere nella vita di tutti i giorni – quotidiana, politica, sociale – come forse non è mai più accaduto.

    Francesco Piccolo, questo libro esplora a fondo un’epoca particolarissima contraddistinta da un certo spirito nel fare le cose. Cosa l’ha colpita principalmente del mondo del cinema di allora?

    Mi ha colpito certamente la rivalità tra Fellini e Visconti, i loro litigi e il fatto che abbiano firmato due film giganteschi, “Otto e mezzo” e “Il Gattopardo”, contemporaneamente. Mi ha colpito il fatto che addirittura ci fossero persone che giravano tutti e due i film, contemporaneamente, come Claudia Cardinale che doveva passare da un set all’altro. In generale si capisce la grandezza di quel momento del cinema, non solo per il cinema ma per tutta la società.

    A suo avviso quali sono i più visibili punti di forza di “Otto e mezzo” e de “Il gattopardo”?

    Sono due film veramente opposti. Uno è un film totalmente personale, l’altro è un film tratto da un grande libro che racconta la storia del Paese. Tutti e due – e questo è il punto di forza – sono accomunati dal fatto che entrambi i registi volevano raccontare di se stessi.

    Intende dire che hanno riversato la loro personalità nella pellicola?

    Esattamente.

    Francesco Piccolo da spettatore quale preferisce?

    Storicamente “Otto e mezzo” è per me una specie di ossessione, l’ho visto sin da ragazzo, tantissime volte. Credo che tanti dei libri che ho scritto in cui ci sono io dentro hanno a che fare con quell’io narrante e con quella vita interiore di chi racconta ben presente nel film.

    All’epoca di Netflix, Prime e chi più ne ha più ne metta, secondo lei questi sono film che messi oggi davanti a una platea di giovani hanno ancora quella forza comunicativa che li ha resi unici?

    Secondo me sì, totalmente. Perché sono film che hanno un’enorme vitalità e la vitalità piace a tutti e soprattutto ai giovani.

    Che esperienza è stata la scrittura di questo libro e com’è presentarlo?

    Un’esperienza bella e forte, perché è un libro che sta piacendo e sta piacendo quel mondo che racconta, quei fatti. È anche molto bello presentarlo e raccontarlo perché è pieno di cose, aneddoti, personaggi famosi e può risultare divertente.

    Ha avuto reazioni da personaggi del cinema?

    Sì, subito, sono i primi amici che mi hanno dato una risposta o un riscontro.

    Il mondo del cinema di oggi in cosa differisce rispetto a quello di Fellini e Visconti?

    Quello di Fellini e Visconti era un periodo in cui cinema era al centro del mondo, come lo è ora la televisione o forse ormai solo internet. La sostanziale differenza però sta nel fatto che un po’ tutte le opere cinematografiche e letterarie erano al centro della vita del paese e ora meno. Avevano un peso tale da scatenare la reazione di società, italiani, politica, governo. Proprio queste reazioni raccontano che grandezza ci fosse.

    Intervista e servizio a cura di Rocco Della Corte

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