Ultimo aggiornamento:  9 Novembre 2023

Velletri, verso una rete Urban: il collettivo Urban Art Lab sbarca a Pisa per la Biennale di Architettura

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  • Il concept dell’installazione sonora nasce al confine, tra la fine del concetto di materia e l’inizio dell’idea di forma. Quando poi si nota che il padiglione per un’intera facciata diventa piazza, i fenomeni acustici possono tradursi in ponti immateriali, capaci di annullare la dualità dentro-fuori.”

    Dal 13 al 29 ottobre in occasione della V Biennale di Architettura di Pisa, incamminandovi sopra Ponte di Mezzo in direzione Logge di Banchi, vi sareste a un certo punto sentiti sospesi due volte: fisicamente, sopra le acque dell’Arno; spiritualmente, avvolti e invasi dalle onde sonore sconfinanti dal padiglione antistante la piazza. Questo grazie all’installazione sonora E|BURN|EO, realizzata da giovani membri del collettivo Urban Art Lab, del territorio di Velletri.

    L’installazione trova una trasmutazione perfettamente calzante nelle parole degli autori. Quasi come anticipassero un eventuale rimando alle acque fluviali, Gianfranco Federico e Daniele Baroni (gli autori dell’installazione e fondatori del collettivo artistico) si abbandonano a un’investigazione comparativa tra materie:  “se è vero che l’acqua ha la capacità di assumere le forme degli spazi in cui è confinata, il suono sconfina, si contamina di quelle forme rendendole parte del patrimonio genetico, diventando l’incontro tra sé e l’altro, ideale e reale, inseguendo disperatamente, nell’immanenza del tempo, la bellezza, intesa in senso greco”. Niente di più aderente al tema della V Biennale di Pisa 2023, intitolata “La città condivisa” e, in particolare, al tema del padiglione Scala sopra le Logge, ovvero “Verso una rete urbana”. 

    L’effetto è stato proprio questo: mettere in continuità l’interno e l’esterno, il materiale e l’immateriale, uno spazio con l’altro, come a prolungare l’azione del ponte reale.  Per tale motivo, prima di “parlare”, hanno deciso di ascoltare ciò che lo spazio stesso suggeriva: “Nell’atto pratico abbiamo misurato la risposta a determinate frequenze, per scrivere con consapevolezza verso gli effetti anziché limitarsi alla ricerca di input che hanno senso solo alla sorgente, giocando su tre livelli per confermare o alterare il senso di gravità degli stessi, mediante attribuzioni tipiche della materia all’onda.” L’effetto di continuità si ritrova così non soltanto tra il padiglione e l’esterno, ma anche tra i tre piani interni, ognuno dotato del suo particolare vestito sonoro e contaminato, al contempo, dagli altri due. L’interpretazione musicale crea trasposizioni di identità, isomorfismi tra domini materiali eterogenei. 

    Tutto ciò si riscopre all’interno del padiglione in termini di allestimento, realizzato da Andrea Iacomoni, Ilva Hoxhaj e Demetrio Mauro. Tramite l’ideazione di grandi pannelli che passano su più piani, gli architetti hanno raccontato con grafiche apposite i vari progetti, riproponendone la collocazione nella città, quindi distinguendoli in base al posizionamento dentro o fuori le mura di cinta storiche. Ancora una volta, insomma, un ponte tra interno ed esterno. Le grafiche inedite così come i disegni dei progetti sono stati ricavati dalle tavole originali dei progettisti; essendo questi molto vari a livello grafico ed estetico, sono stati rielaborati per dare una linea omogenea. L’impressione di coerenza grafica è rafforzata dalla scelta di texture marmoree che ricordano il movimento dell’acqua (un esplicito rimando al passato della città, ex Repubblica Marinara). Attraverso il coinvolgimento del fotografo Nicola Ughi è stato poi possibile appendere le immagini dei progetti realizzati dal Comune di Pisa da due anni a questa parte, in maniera che corrispondessero col programma rappresentato sul pannello prospicente.
    Il risultato dell’allestimento – sia architettonico che sonoro – è un ambiente del tutto inedito in perfetta armonia; il suono sembra davvero aver acquisito la funzione osmotica dell’acqua: si diffonde attraverso membrane fino al raggiungimento di uno stato di equilibrio. Solo che, al contrario del solvente, trasporta con sé tracce di altro senza piegarsi ai contorni e resistendo alla materia, trasducendo gli elementi, ponendoli in proporzione. Il sottotitolo tematico della Biennale recita, del resto, “L’architettura per un nuovo equilibrio sociale”.

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