Ultimo aggiornamento:  10 Gennaio 2022

Viaggiatori illustri a Velletri: Giuseppe Garibaldi

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  • Dopo l’annessione degli stati della chiesa al Regno d’Italia, la stazione di Velletri, inaugurata il 27 Gennaio 1862, cominciò ad accogliere una lunga serie di viaggiatori che dalla giovane capitale d’Italia arrivavano nell’antica terra dei volsci. Il primo fu il Generale Giuseppe Garibaldi.  L’eroe dei due mondi venne invitato dal Sindaco Luigi Galletti per la commemorazione della battaglia del 19 Maggio 1849. Arrivò in treno accompagnato dalla moglie Francesca Amorosino e dai figli Manlio e Clelia. Velletri fu protagonista anche se di riflesso di quasi tutti quegli eventi che portarono alla storica giornata del 20 Settembre 1870. Uno di questi fu l’epica battaglia del 19 Maggio 1849, quando Garibaldi alla testa di pochi volontari contravvenendo agli ordini del Generale Roselli di non avanzare verso Velletri, riuscì a fugare le truppe borboniche di stanza in città, entrando nel centro storico vittorioso dalla Colonnella dove si era acquartierato. Fu questo “fatto d’arme” che legò in modo indissolubile l’eroe dei due mondi alla storia di Velletri. Il 19 Maggio 1875, su invito dell’allora Sindaco Luigi Galletti il generale accompagnato dalla moglie Francesca Amorosino e dai figli avuti da lei Manlio e Clelia giunse alla stazione in treno da Roma per partecipare alla commemorazione di quella battaglia che era rimasta nel ricordo di tutti.

    IL MESSAGGIO DEL SINDACO

    CITTADINI,

    Nell’imminente anniversario del 19 Maggio 1849, il Generale Giuseppe Garibaldi si recherà tra noi. Questo giorno, in cui una falange di generosi italiani affrontando e fugando Ferdinando Borbone suggellava col sangue il nostro diritto e preparava i nuovi destini d’Italia, sarà da noi celebrato come si conviene, alla presenza dell’uomo grande che fu l’eroe. Una doppia lapide sarà inaugurata alla barriera di porta romana, che ricordi ai venturi il nome dell’intrepido condottiero e i caduti in quella gloriosa e pur mesta giornata. Cittadini, noi non sentiamo il bisogno di far appello al vostro patriottismo. L’annunzio della venuta del generale Garibaldi in Velletri in tale ricorrenza addita a voi ed a noi ciò che ne resti a fare. Più cara che ogni festosa pompa ei legga nei volti l’espressione della nostra gioia, di gratitudine di quanti serbano un culto per le virtù del sagrifizio e per le grandi magnanime imprese a pro della patria.

    14 Maggio 1875

    Il Sindaco

    Luigi Galletti

    L’ACCOGLIENZA DEL GENERALE

    Con questo manifesto l’amministrazione comunale annunciava alla cittadinanza l’imminente visita del Generale e per accoglierlo si cercò di prepararsi degnamente, Velletri era “tutta pavesata a festa, con archi di trionfo, ornamentazioni floreali, drappeggi e bandiere a ogni finestra…” In Piazza del Comune, parlò alla delirante folla, colà convenuta per acclamarlo e festeggiarlo, pronunciando il seguente discorso; “Sono lieto di trovarmi, fra di voi,dopo, ventisei anni di vicissitudini, superate. Io ti saluto, o fortissimo popolo di Velletri. Vi ringrazio di cuore della bella accoglienza che mi fate. GRAZIE. Noi ci siamo conosciuti in una giornata che era ben più calda d’oggi. In allora il caldo della stagione era superato da quello delle fucilate! Fucilate, che, per nostra disgrazia si dovettero scambiare, tra fratelli! Ricordo il Borbone, ma non lo ricordo con odio. Ebbe la sventura di nascere sul trono e oggi esiliato come lo fummo noi. Assaggia anch’egli il dispiacere dell’esilio e forse prova il bisogno, PERDONIAMOGLI! Ricordo con orgoglio la gloriosa Repubblica Romana che era veramente, la rappresentanza della volontà del popolo. Noi fummo, costretti a combattere un re carico di delitti. Abbiamo scacciato quei soldati da Palestrina, e l’abbiamo sconfitto in questa eroica città. Quel combattimento, fu precursore, di battaglie che diedero poi all’Italia, milioni di figli, che erano stati segregati per molto tempo. I soldati borbonici erano italiani. Speriamo che non verrà più un’epoca in cui sia necessario, seminare ossa di fratelli su questa terra. Se lo straniero ardisse invadere il nostro sacro suolo la generazione che sorge saprà fa rispettare la Bandiera Italiana. Compio un dovere presentandovi, il mio capo d’allora, il Generale Avezzana, il veterano di cento battaglie combattute in Italia e in America”

    discorso pronunciato da Garibaldi a Velletri nel 1875

    IL CORTEO A PORTA ROMANA

    Fu quindi accompagnato a Porta Romana da un immenso corteo, mentre la popolazione di Velletri, alla quale si erano aggiunti per l’occasione molti forestieri del circondario, esprimeva il suo incredibile entusiasmo. Tornado a Velletri, Giuseppe Garibaldi, rivisse sicuramente nella memoria la Battaglia del lontano 1849. Accettò infatti di buon grado di ritornare suoi luoghi in cui si era consumato il fatto d’arme, non senza incognite e pericoli per la sua stessa persona.  A Vigna Blasi i padroni di casa, inorgogliti del particolare onore, avevano preparato un degno banchetto per l’illustre ospite; ma Garibaldi famoso per la sua semplicità di vita e la grande frugalità, non toccò nessuno dei cibi prelibati, limitandosi ad accettare volentieri fave fresche e caciotta. I festeggiamenti durano per tre giorni. Garibaldi da Caprera scrisse una calorosa lettera di ringraziamento, nella quale diceva di considerare “ il nobile paese come una seconda terra natia”. Il consiglio comunale, il 29 maggio 1875, all’unanimità acclamava il Generale cittadino onorario di Velletri. Stabiliva altresì di approntare per un appartamento nel Palazzo Comunale. Giuseppe Garibaldi si premurò di rispondere che “andava superbo di appartenere alla cittadinanza di Velletri” Considerata la portata dell’attaccamento del popolo di Velletri all’Eroe dei Mondi”, si può capire il dolore, lo scoramento di tutti alla notizia della sua morte, avvenuta a Caprera il 2 Giugno 1882. Furono proclamati alcuni giorni di lutto cittadino. Una delegazione ufficiale, guidata dal Sindaco, si recò ad assistere ai suoi funerali. E non era certo un modo per relegar ere nel passato la figura di Garibaldi. Essa è viva ed operante ancora nel presente, perché lo spirito di libertà e l’ardimento che l’hanno contraddistinta, sono venuti a trovarsi in linea con le peculiarità che il popolo di Velletri ha salvaguardato attraverso i secoli. Ecco perché Garibaldi a Velletri è diventato un mito solidamente attestato nella coscienza delle generazioni che si sono succedute a quella che ha avuto la ventura di conoscerlo di persona e di poterlo annoverare tra i concittadini più illustri.

    Alessandro Filippi

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