Ultimo aggiornamento:  21 Ottobre 2023

“I farisei, poveri diavoli”

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  • TESTO

    Allora i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come coglierlo in fallo nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».  Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».  A queste parole rimasero meravigliati, lo lasciarono e se ne andarono.

    COMMENTO

    Allora i farisei se ne andarono e tennero consiglio…

    Tutto sommato i farisei erano brava gente. Costituivano, infatti, una aristocrazia fondata sulla cultura, ossia sulla conoscenza della Scrittura. Con essi si venne a creare all’interno del popolo ebreo una classe di intellettuali e di persone colte che si opponeva alla vecchia aristocrazia chiusa e tradizionalista.

    Avevano, però, un difetto: intransigenti ufficialmente sulla sostanza della fede e della legge, si mostravano poi nella condotta privata duttili e permissivi. Questi poveri diavoli diventarono in seguito, nei confronti di Gesù, pericolosissimi proprio nel momento in cui decisero di “tenere consiglio”.

    Nella Chiesa di oggi, ora più che mai, si moltiplicano le assemblee degli esperti in teologia e si affollano sul calendario le riunioni dei vari “consigli” che studiano nuove tecniche di pastorale e lanciano al buio stravaganti iniziative. Purtroppo anche costoro, pur essendo brava gente, privilegiano l’ortodossia, rispetto all’umana misura delle cose, correndo in questo modo anche loro il rischio di cadere nelle tradizionali forme di ipocrisia.  

    È proprio così: gli attori di certi assembramenti in ambiente ecclesiale sembrano avere le stesse caratteristiche degli antichi farisei. Sono brava gente, ma per nulla coerenti, sono persone ottime nelle intenzioni, ma scandalosamente in combutta con gli erodiani… E Papa Francesco fa fatica a condurli sulle posizioni di Cristo.

     “Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità e non hai soggezione di nessuno…”.

    Nel proclamare una verità incontestabile, c’è l’imbarazzo di chi si vede surclassato sul piano teologico e scavalcato da una interpretazione più umana della legge. 

    Nel riconoscere il coraggio di Gesù che non guarda in faccia ad alcuno, affiora la debolezza dell’ipocrisia che abbellisce le facciate e nasconde il marcio sotto i tappeti.

    Le messe trasmesse per TV sono troppo solenni con quell’apparato scenico che ubriaca di luci e di colori le devote menti oranti. Troppo ricche di primi piani sono le riprese di processioni e di piazze zeppe di gente che nello spettacolo mediatico agita la manina verso l’obiettivo. Se le intenzioni di chi racconta delle verità corrono altrove, quelle verità sono strumenti pericolosi nelle mani dei burocrati che non hanno cuore.

    Papa Francesco sembra voglia correre altrove…

    “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio”.

    Se l’effige di Cesare è così contraria alla fede, perché la tenete gelosamente custodita nelle vostre tasche? 

    Se i quattrini sono poca cosa rispetto a Dio, come si dice al povero che rischia di perdere i suoi risparmi data la crisi finanziaria mondiale, perché il Vaticano cura con metodica severità gli interessi della sua banca? L’osservazione che in genere rispecchia i soliti luoghi comuni e ricalca le solite banali accuse, questa volta fa riflettere sul serio perfino un Papa.

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