Ultimo aggiornamento:  4 Settembre 2021

“Vane propagande”

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  • Mc 7, 31-37

    TESTO

    Di nuovo, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli. Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!».E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente. E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

    COMMENTO

    …in pieno territorio della Decàpoli.

    Gesù ormai era noto non solo nella Galilea ma anche fuori; la fama di lui si era sparsa sia a mezzogiorno nella Giudea e nell’Idumea ambedue giudaiche, sia nella ellenizzata Decapoli. La collocazione geografica dell’avvenimento è importante, perché spiega in maniera convincente il comportamento di Gesù che a prima vista può apparire strano.

    Lo prese in disparte, lontano dalla fola…

    Quando si compiono certi miracoli la riservatezza è necessaria, specie se incombe il rischio di strumentalizzazioni da parte dei soliti fanatici che tifano per un Dio che con la natura gioca tranquillamente a palla. La riservatezza poi si rivela provvidenziale  a favore  della stessa persona miracolata che dalla folla viene fagocitata, spesso come reliquia da toccare, o, peggio ancora, come fenomeno da vendere sul mercato delle facili illusioni.

     …emise un sospiro e gli disse: «Effatà» cioè: “Apriti!”…

    La parola aramaica “effatà”, conservata dalla tradizione storica e facente parte dell’antica liturgia battesimale, è fondamentale. La meraviglia che nasce dal miracolo esplode e va oltre il fatto singolo e circoscritto. La parola di Cristo “apre” le frontiere del dolore e della miseria umana oggi più di ieri, tanto che i villaggi e le città che popolano il mondo presente non hanno nulla da invidiare alle terre dell’antica Decapoli. Il sospiro che Gesù emise invade ancora oggi le lande aride di una umanità abbandonata a se stessa e diventa grido nel seminare la parola di vita tra le sterpaglie. 

    E comandò loro di non dirlo a nessuno.

    L’uomo che con poca saliva restituisce la parola al sordomuto è il “Figlio di Dio”. Alla riservatezza dei preamboli segue ora la preoccupazione di non imporre alle intelligenze impreparate una verità difficile da accettare. Il popolo della Decapoli è più evoluto, rispetto alla gente della Galilea, e per questo gli si deve concedere lo spazio necessario per una ulteriore riflessione. La fretta di convertire il mondo non porta a nulla; la pretesa di possedere la verità allontana i volenterosi; il dire che la ragione è tutta e solo da una parte uccide ogni tentativo di dialogo. Gesù, pur definendosi “via, verità e vita”, questi errori li ha sempre evitati.

     «Ha fatto bene ogni cosa; fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

    Noi, gente di chiesa, siamo fin troppo chiacchieroni e, purtroppo, poco attenti alle parole degli altri; forse per questo le prediche che sforniamo sono in pochi ad ascoltarle. Se non si vuole essere muti, è necessario guarire dalla sordità; se si pensa di non essere sordi, é necessario dimostrarlo con il coraggio della parola. E il coraggio, che non si ha per “grazia ricevuta”, spesso appare agli occhi dei più come semplice e stupido  atto di incoscienza.

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