Oggi come trent’anni il ricordo della tragedia ferroviaria di Casabianca è ancora vivo. Urla angoscianti, panico e sirene dell’ambulanza, sono questi i suoni che in un attimo ci fanno tornare a quel fatidico giorno. Un errore umano che da lì a poco avrebbe causato 6 morti (2 di Velletri) e ben 192 feriti. Uno schianto terrificante sulla linea Velletri-Roma e poi soltanto il silenzio della morte. Occhi gonfi di pianto, mani nei capelli e rabbia inconfessata, questa la reazione di tutta la gente venuta a conoscenza dell’accaduto.
LA TESTIMONIANZA
Ancora oggi abbiamo l’occasione di rivivere quei momenti attraverso vecchi giornali e libri, ma soprattutto attraverso gli occhi e le parole di chi quella tragedia l’ha vissuta in prima persona. È proprio il caso di Stefano Giammatteo, un cittadino di Velletri, oggi Presidente dell’AS.P.A.L., che ci ha voluto raccontare quegli attimi e tutto quello che accadde. Era una giornata come le altre, Stefano era un giovane ragazzo che prestava servizio come militare di leva per l’Aeronautica alla Caserma “G. Romagnoli” di Roma. Finito il suo operato si recava alla stazione Termini per fare rientro a casa. Stefano era solito sedersi nei primi vagoni del treno ma caso ha voluto, che proprio quel giorno, grazie alla chiamata di alcuni suoi amici, che egli si sedette con loro alcuni vagoni più indietro nonostante la grande affluenza. Il viaggio è come al solito molto tranquillo ma poco dopo un improvviso botto e un urlo pieno di terrore del macchinista del treno danno il via al panico più totale. Le porte del treno sono bloccate e alcune persone escono dai finestrini. Poco dopo le porte si sbloccano e tutti i passeggeri riescono ad uscire ma vengono subito colpiti dalla grande quantità di ambulanze che nel frattempo sono giunte sul posto. Inizialmente si pensava che ci fossero soltanto feriti ma poco più di un’ora dopo si venne a scoprire che c’erano anche delle vittime di cui ancora però non si conosceva l’identità. Stefano era spaventano ma per fortuna non aveva lesioni gravi, soltanto una leggera botta al ginocchio. Prima di tornare a casa passarono parecchie ore ma una volta giunto a Velletri grazie ad un pullman, Stefano si reca all’ospedale di Velletri. Anche lì il panico e le urla sono protagonisti, più di tutti però, è l’urlo di una donna incinta che colpisce Stefano, è un urlo angosciante pieno di rabbia e sofferenza. La donna in questione, che era stata accompagnata lì da un parente, era la moglie di una delle vittime, inizialmente per calmarla le avevano detto che il marito era solo ferito ad una gamba, ma lei non si dava per vinta e voleva vederlo a tutti i costi.
L’ANGOSCIANTE RICERCA DI NOTIZIE
Poco dopo Stefano decide di andare via con la sua macchina che era parcheggiata alla stazione di Velletri. Mentre faceva ritorno alla sua abitazione, iniziò a circolare una voce, che arrivò subito ai suoi genitori, si diceva che nell’incidente era morto un giovane ragazzo che faceva di cognome Giammattei, cognome praticamente uguale. I suoi genitori, terrorizzati, hanno subito pensato al peggio, fortunatamente poco dopo Stefano giunge a casa e a quel punto si lascia andare ad un abbraccio liberatorio e caloroso con i suoi genitori, egli dice addirittura che il papà non lo aveva mai abbracciato in quel modo, per Stefano è un abbraccio che non dimenticherà mai. Il giorno dopo torna al suo servizio, la voce era arrivata anche ai suoi colleghi della Caserma e anch’essi si sentirono molto sollevati nel vederlo.
UN RICORDO CHE NON MUORE
Il racconto ha dell’incredibile, ancora oggi solo a ricordare quei momenti vengono i brividi. Un altro particolare che ci fornisce Stefano riguarda proprio la fermata di Casabianca, su una linea, la Roma-Velletri, ancora oggi disagiata sebbene ammodernata e messa in sicurezza con le più recenti tecnologie. Stefano quella linea, per tutto l’anno 1992 non l’ha più presa e quella stazione non ha più voluto vederla, i ricordi sono troppo brutti e forse anche la paura fa la sua parte. Ai ricordi probabilmente hanno bisogno di molto tempo per sparire, ma basta un nulla per farli riaffiorare.
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