Ultimo aggiornamento:  31 Dicembre 2022

Edith Bruck, il Papa e lo zucchero filato: intervista all’autrice di “Sono Francesco”

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  • Ascoltare alcune persone è un privilegio che non capita a tutti. Nel caso di Edith Bruck, testimone discreta e pungente di un passato che non si cancella e non si scalfisce, c’è per fortuna una doppia opportunità: la si può leggere, e apprezzare per la splendida prosa e per la struggente lirica che la contraddistingue, e la si può ascoltare, immedesimandosi nel suo timbro di voce flebile, quasi sussurrato, eppure deciso.

    Fra gli eventi natalizi della rassegna letteraria internazionale “Velletri Libris Christmas”, andata in scena a Velletri per merito e organizzazione della Libreria Mondadori Bookstore e della Fondazione De Cultura, c’è stato proprio un incontro dedicato al libro “Sono Francesco” (La Nave di Teseo) scritto da Edit Bruck. Un volume in cui l’autrice racconta un dialogo memorabile, come emerso nella presentazione coordinata dal giornalista Eugenio Murrali. Un dialogo tra il massimo esponente della Chiesa Cattolica e una donna, ultimogenita di una famiglia ebraica di modeste condizioni economiche, che ha vissuto tutti gli orrori delle persecuzioni.

    Edith Bruck infatti non ha avuto il tempo di essere spensierata: nel 1944, a neanche quindici anni, è stata deportata prima ad Auschwitz e poi in diversi campi tedeschi dove è rimasta fino al 1945, anno della sua liberazione, insieme alla sorella. Ha visto morire la madre, il padre, un fratello e tanti altri familiari. E oggi vive per non far spegnere quella fiamma di speranza e civiltà che deve essere alimentata proprio a partire dagli orrori del passato per fare in modo che non si ripetano.

    Nel suo ultimo libro non rinuncia alla sua missione, pur specificando in ogni presentazione – compresa quella di Velletri Libris – che non è vero che le testimonianze sono sempre meno e si rischia di non sensibilizzare abbastanza: lei stessa ha seminato talmente tanto che, prima o poi, qualcosa di buono dovrà sbocciare per forza.

    Edith, il suo ultimo libro nasce da una lettura che Papa Francesco – quasi casualmente – ha rivolto ad un suo scritto, “Lettera a Dio”. In questo scritto lei si chiede in fondo il perché di tanta crudeltà e il Papa è rimasto colpito…

    Sì, il Papa è rimasto colpito dalla mia “Lettera a Dio” e ha detto ad Andrea Monda, il direttore de “L’Osservatore Romano”, di volermi incontrare. Lui allora gli ha risposto che avrebbe organizzato una mia visita in Vaticano, e il pontefice ha specificato che sarebbe stato lui a venire da me. Quando l’abbiamo saputo eravamo increduli, per tre o quattro giorni abbiamo giocato su questo fatto come se non fosse vero, eravamo agitati, emozionati, quasi non ci credevamo.

    E invece Papa Francesco è arrivato davvero.

    Lo aspettavamo in sei persone, in piedi, dietro la porta. A me toccava aprirla. Quando ho visto passare nel vano della porta questa figura bianca ho pensato che sembrava uno zucchero filato. Appena l’ho visto lui ha aperto le braccia, ci siamo abbracciati e sono scoppiata a piangere.

    Che tipo di emozione si prova nell’incontrare un Papa?

    Io ho pianto dall’emozione, lui mi diceva di stare calma, di respirare. Abbiamo camminato assieme, un po’ zoppicando, sul lungo corridoio ed è rimasto due ore a casa. È nata immediatamente un’empatia, anzi più di un’empatia perché il Papa emana un calore umano incredibile. È stato secondo me un incontro di due esseri umani pieno di bene.

    Imbarazzo ce n’è stato?

    No, era come se lo avessi sempre visto e così per lui. Ha letto anche alcune mie poesie. È stato come avere a che fare con un sentimento profondo e immediato, poi cresciuto nelle volte successive che ci siamo visti.

    Incontrare il Papa in casa propria non è una cosa di tutti i giorni…

    È un evento memorabile e per quello ho scritto un libro. È stata un’esperienza importante, soprattutto per il messaggio che voleva trasmettere. Ho conosciuto anche altri due papi, ma nessuno mi ha mai fatto visita a casa: Papa Francesco ha voluto farlo appositamente per dare un messaggio di riconciliazione, di riavvicinamento del rapporto religioso. E ci è riuscito. Ha sempre lavorato in questa direzione e credo sia una cosa molto giusta e importante.

    Da un incontro è nato un libro e questo libro ha la Prefazione del Papa.

    Quando gli ho chiesto di occuparsi della Prefazione ha accettato subito. Tramite Andrea Monda gli ho inviato la bozza del libro, e il Papa poi mi ha mandato il suo scritto.

    Il titolo del libro lo ha ispirato proprio il Papa, giusto?

    Per il mio compleanno mi ha telefonato, io mi sono precipitata a rispondere e lui per la prima volta non ha detto “Sono Papa Francesco” ma semplicemente “Sono Francesco”. Allora mi son detta che avevo trovato il titolo giusto.

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