Lidia Giorgi era nata il 15 marzo del 1935: i suoi primi anni, di cui nella memoria conservava sprazzi di ricordi netti e precisi, erano stati segnati dalla seconda guerra mondiale prima e dal periodo post bellico della ricostruzione, con ricordi altrettanto indelebili fatti di tante rinunce e sacrifici, tra i quali la scuola, che non potette frequentar; un cruccio immenso perché era una bambina con tanta voglia di sapere e di imparare. Voglia che ha potuto soddisfare da adulta, frequentando a Velletri l’Università della terza età con rigore e ottimo profitto; era entusiasta che la vita le offrisse una così bella occasione di riscatto ma era soprattutto felice come una scolaretta di imparare sempre più cose che andavano certamente ad arricchire la sua vita e la sua poetica. Il 17 marzo 2022 Lidia se ne è andata quasi in punta di piedi: in poco tempo la sofferenza e i dolori della sua malattia l’avevano fiaccata; la sua resistenza, la forza fisica e morale che l’avevano sostenuta nell’ultimo periodo della sua vita, erano cadute e non ha resistito oltre. Se n’è andata lasciando di lei ricordi meravigliosi in chi ha avuto la fortuna di conoscerla, e la sua unica raccolta di poesie intitolata “Per questo io ti scrivo” dove si scopre la liricità di una persona semplice che ha sempre osservato il mondo con animo poetico, cogliendo l’essenza dell’essenziale nelle piccole cose della quotidianità. Lidia ha vinto anche dei premi ai concorsi di poesia ai quali partecipava: non aveva mai niente da ridire sulle decisioni delle giurie e accettava serenamente ogni verdetto; per lei era più importante partecipare che vincere e anche questo denota la sua semplicità d’animo. La famiglia di Lidia era molto nota a Velletri per la produzione del vino rosso della zona dei 5 archi: se ne accorse anche il poeta Renzo Nanni, che andò a compare quel vino; da allora nacque una bella amicizia fra le due famiglie, fatta di viaggi e vacanze insieme, pranzi di antiche ottobrate, dove Renzo aiutava personalmente a raccogliere l’uva. Questa amicizia fece coprire al poeta una delle più sensibili poetesse veliterne: quando poi Renzo fondò l’associazione culturale veli terna “La Vigna dei Poeti”, volle che Lidia Giorni fosse tra i soci fondatori, insieme a Marisa Monteferri, Maria Lanciotti, Gisella Caravà, la compianta Giuseppina Gombini, Aristide Mele, purtroppo defunto , ed altri ancora. La famiglia di Lidia era ormai cresciuta e lei ebbe più tempo da dedicare a se stesa: si iscrisse all’università della terza età dove conobbe nuove amicizie e cominciò a frequentare La Vigna dei Poeti, dove venne accolta con molto rispetto e la consapevolezza che era una donna speciale. Allietava con la sua presenza le gite che si facevano con il professor Giorgio Marlin non più fra noi, le premiazioni del premi di poesia “Venere Lavina” di Area, presso lo stabilimento dei fratelli Cavola, una semplice pizza in pizzeria: e tutto sempre all’insegna di spontanee letture di poesie in ogni luogo si trovasse. Amava e curava con dedizione la sua casa, il suo orto, i suoi animali; il cane Raspo le fece molta compagnia, oltre alle persone a lei care, quando rimase vedova dell’amato marito Vincenzo Nicosanti. Lidia amava molto anche leggere buoni libri, così come amava divertirsi guardando i film di Alberto Sordi. E amava i suoi adorati figli: Giorgio, Roberto e Bruno. Poi, solo pochi anni fa, la tragedia più straziante che possa toccare la vita di una donna: la perdita di un figlio. Poco prima di un funesto Natale, Roberto se ne andò via per sempre. Si aprì una voragine di dolore, in quella terra felice di Lidia. Incredula fino all’ultimo non voleva credere che fosse quella fosse la crudele realtà; non venne mai lasciata sola per mesi e mesi. Una immensa testimonianza di affetto l’avvolse come in un abbraccio. Ma perdere un figlio è perdere un figlio. Lentamente Lidia tornò a vivere, con tutto l’affetto degli altri due figli. Tornò a frequentare la vigna dei poeti, tornò a scrivere veri pieni di nostalgia per quel figlio morto; ma scrisse anche liriche di speranza in cui continuava a sublimare le cose che amava, le stesse che la circondavano: la casa, la terra, le piante, il creato. “Le mie radici sanno ancora di frumento/di melograne di sole e di vento/e vanno…/oltre i rami, le foglie e i respiri del tempo”; ecco come Lidia descrive il suo profondo legame con la terra, quella terra con cui aveva giocato da bambina e che da adulta la riempiva dei suoi frutti. E poi venne a mancare anche Bruno. A distanza di pochi anni dalla scomparsa del fratello, Lidia fu derubata dalla vita stessa di un altro figlio. Passò molto tempo, prima che tornasse un barlume di vitalità nel suo sguardo triste, assente, vuoto di ogni possibile domani. L’amore dell’unico figlio rimastole, della adorata nipote Sara, della nuora Maria Grazia, dei parenti tutti, degli amici fraterni, delle sue amiche poetesse fu una cosa blanda, in confronto alla sua sofferenza. La vita però ha le sue regole, e lentamente Lidia tornò a vivere una specie di vita che non sentiva più sua. Pianissimo le salivano dal cuore altri versi tristi per l’altro figlio perso; versi tristi ma non disperati, anzi, con un fondo di speranza universale. La forza che l’aveva sostenuta in tutta la vita era solo sopita: e tornò in lei dolcemente per raccogliere nuovi versi dove esprimeva tutta la sua sensibilità e tutto l’amore per i suoi figli. La salute nel frattempo si era fatta precaria. Aspettava con gioia le visite delle amiche poetesse che le davano conforto e alle quali poteva recitare le ultime poesie scritte: liriche toccanti, luminose come sempre era stata lei. Solo pochi giorni prima della morte era intercorsa l’ultima telefonata fra Lidia e il presidente della vigna dei poeti, Marisa Monteferri: nessuno poteva immaginare che non ci sarebbero stare mai più altre telefonate. Ma Lidia volle leggere una delle sue ultime poesie e salutò l’amica con la promessa che dopo qualche giorno ci sarebbe stata una lettura successiva a casa sua, con tutte le altre amiche. Soffriva molto eppure trovava la forza di essere la Lidia di sempre. Non le è stato concesso di esaudire quest’ultimo desiderio. Se n’è andata in punta di piedi ma la luce che emanava continua a brillare sulle sue parole, sulle sue poesie. “Anche io un giorno /mi fermerò- aveva scritto nel suo libro- forse dai miei versi/altri sentieri/i apriranno”. Si Lidia, altri sentieri colmi di amore e di poesia si apriranno: e finché ci sarà poesia nel mondo, il mondo sarà migliore. Speriamolo insieme.
Marisa Monteferri