Ultimo aggiornamento:  4 Dicembre 2021

Padre, lei crede in Dio?

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  • Camminare tra la gente e fermarsi di tanto in tanto a porre domande, è la cosa che maggiormente mi affascina, spinto come sono da una dannata curiosità e dalla voglia di mettere ordine nelle mie idee con il supporto delle preziose opinioni altrui.

    Ho raccolto centinaia di testimonianze a proposito di Dio  e ho trovato cosa  c’è dietro i gesti trasparenti delle persone semplici;  dietro le storie travagliate e discusse di chi della fede ha perso ormai i punti di riferimento; dietro le spontanee genuflessioni pubbliche e un po’ fanatiche dei convertiti; dietro il sorriso ironico e a volte dissacrante di chi vuol fare intendere che la trascendenza è solo invenzione dei preti;  dietro la malinconia e la struggente ricerca del dubbioso che nel vuoto, provocato dal rifiuto d’ogni cosa, vorrebbe riversare l’abbondanza delle certezze che non ha.

    L’interesse cresce quando quella voglia che mi porta oltre il dialogo spicciolo mi fa scoprire spiritualità impensate e retroscena da romanzi.  Chi nega Dio può aver fatto il chierichetto, per esempio, e magari da bambino s’è nutrito di tridui e di novene. Come, al contrario, chi pensa di averlo trovato, confessa di aver subito nello sfavillio delle lunghe processioni uno choc tanto salutare da fargli rivedere la conduzione dell’intera sua vita.

    Il segreto di uno scambio sincero di opinioni è lasciare che l’interlocutore parli a ruota libera, anche se, raccontando la propria fede, giura di aver visto la Madonna; anche se, negando una qualsiasi entità superiore, dice con rispettosa indifferenza di non essere così stupido da bestemmiare contro chi non esiste.

    Comunque, ogni volta  che ho avuto modo di mettermi in contatto con persone vogliose  di informarmi sulla loro fede, non ho mai trovato difficoltà, se non quella di contenere l’irrefrenabile mio desiderio di ripercorrere il passato per giustificare o consolidare le scelte che invadono inesorabilmente il mio presente.

    Credere in Dio è una salvezza, ma credere veramente è una missione. Credere completamente è già conciliare il male fisico e morale, come una spiegazione alla realtà e, quindi, il compito del cristiano è di accettare la realtà senza discutere. Per poter arrivare a questo discorso e dico completamente, non so quante lotte, lacrime, sofferenze deve sopportare ognuno di noi. Dio potrebbe essere la via per giustificare, accettare, tollerare il male fisico e morale. Ma, tra quello che si professa e il comportamento, c’è una mancanza che lacera. La partenza sarebbe buona ma manca la coerenza lungo il cammino e non certamente da parte di Dio: se Dio è amore, non devono neanche esistere gli integralismi, perché la fede è fatica e non imposizione.

    Penso che quello che allontana le persone dalla religione siano due fattori: l’inadempienza di chi dovrebbe parlarci di Dio e, purtroppo, alcuni dogmi che creano difficoltà, perché probabilmente si vorrebbe Dio più umano e terreno invece che lontano e immenso.

    (Firma)

    Se fossi Papa, fermerei l’attenzione sulle due ultime battute dell’amico che mi scrive e, prima di abborracciare una risposta, incomincerei a rivedere certe questioni che riguardano il cuore stesso del cattolicesimo. Non basta più nascondersi nella comune fragilità per giustificare le inadempienze o per ridimensionare le malefatte presenti e passate di noi ecclesiastici. Intanto perché si desidera, anzi, si pretende  da parte di chi vorremmo condurre alla rettitudine un’uguale comprensione e altrettanta disponibilità a capire e poi, cosa più importante, perché molti di quei cristiani cattolici che si muovono tra mille situazioni ingarbugliate, sono stanchi di essere considerati solo pecorelle smarrite in cerca di perdono.

    Se fossi Papa, lascerei ai parroci il compito di trattare certi argomenti che sulla bocca di un Pontefice potrebbero apparire banali e mi assumerei io la responsabilità di prendere decisioni nuove in grado di rendere  Dio un po’ meno lontano da chi lo teme immenso.

    Quando si è solo burocrati e guardiani della Verità, come la moda vuole che siano certi teologi, quella Verità, già misera nei risvolti della vita ordinaria,  si impoverisce ulteriormente e perde il brillio semplice e schietto che le compete, perché vola sopra le teste, senza approdare nei cuori. 

    Dopo aver ascoltato mille pareri, dopo aver fatto un viaggio tra tante opinioni diverse, un bel giorno, però, può capitare che qualcuno ti chieda brutalmente: “Padre, lei crede in Dio?”.

    Mai rivolgere una domanda del genere ad un prete: quella richiesta potrebbe avere per lui l’effetto di un pugno allo stomaco, specie se chi chiede è una persona intelligente che  guarda fisso negli occhi.

    Quando si affrontano certi problemi, d’altra parte, bisogna avere il coraggio di rinunciare ad ogni mascheramento ed essere certi che, con chi s’è fatta insieme una lunga camminata, non si può barare.

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