Ultimo aggiornamento:  4 Febbraio 2022

L’incubo del doppio matricidio

Articoli in tendenza - ultimi 7 giorni

  • Verso il 900 d. C. il principe di Kiev, Oleg, definì “Rus” il territorio su cui dominava, cioè quello dell’attuale Ucraina centrale. Durante il 1500 il nascente zarato con centro a Mosca riprese quello stesso nome di Rus per definire il proprio territorio.  C’è dunque un rapporto di maternità fra l’Ucraina e la Russia. Inversamente, sotto un altro punto di vista, c’è un rapporto di maternità tra la Russia, che nei secoli, spesso con la forza, l’aveva sottomessa, e l’Ucraina, nel senso che quella “santa madre Russia” l’aveva, bene o male, come fanno certe madri severe, amministrata per secoli, e protetta dagli attacchi ottomani da sud, absburgici da ovest, svedesi e polacchi da nord.   

    Questo per dire che dal primo punto di vista un’invasione russa dell’Ucraina sarebbe un matricidio, e dal secondo che lo sarebbe ogni iniziativa ucraina, naturalmente supportata da forze alleate, contro la Russia.

    Ancora: la perdita di controllo sulla situazione attuale potrebbe portare, in prima battuta, alla più spaventosa strage fra tutte quelle prodotte da guerre tra popoli slavi: e già la Bielorussia di Lukascenko sbava dall’impazienza di renderla ancora più mostruosa. Cerchiamo ora con la massima obiettività di valutare i comportamenti delle due parti. La Russia chiede, a volte implora, che l’Ucraina finisca di chiedere d’entrare nella NATO. E’, quella di Putin, un’ingiusta pretesa, se da tale ingresso procedesse l’installazione di missili sul confine ucraino dell’est, i quali potrebbero raggiungere Mosca in pochi minuti?

    L’Ucraina invece esige libertà d’alleanza per difendersi da un pericolo d’invasione; è anche questa un’ingiusta pretesa?

    Un’amara osservazione generale. Spira dai media un vento antirusso stranamente identico a quello che respirai decenne per le elezioni del ’48, e poi quando Reagan sbraitava d’impero del male”, anche se, oggi, dovrebbe esser  venuta meno la causa  per cui veniva azionato, l’anticomunismo, dal momento che il comunismo non c’è più.

    Mi domando: ma la Russia d’oggi non ha ripudiato, nel pensiero e nella prassi, il comunismo? Non ha accettato il libero mercato? Non ha dato splendidi esempi di imprenditori, magari emigrati all’estero, degni di competere con Bill Gates e Berlusconi? E allora? E’ per come Putin tratta gli oppositori? Ma, santo cielo, come mai il “mondo libero” non smuove almeno una brezza contro Erdogan, anche se tratta come tratta i cittadini d’un paese della NATO, la Turchia? Allora forse la colpa della Russia era ed è oggi, anche se privata dei milioni di km quadrati di superficie della repubbliche socialiste resesi autonome e delle alleanze con quasi tutti i paesi del patto di Varsavia, solo quella di non mettersi in coda anch’essa per entrare nella NATO?

    Ma torniamo all’argomento principale. Ipotizzo che la causa profonda del raggiungimento d’un punto pericolosissimo di crescita della tensione fra questi due stati slavi sia stato l’accumulo crescente, in entrambi, specie negli ultimi anni, di quel cieco orgoglio identitario che decenni or sono scatenò l’implosione della Jugoslavia. E’ esso che oggi, a Kiev, spinge implacabilmente gli animi a coagulare la sua espressione più vera nel bisogno di vendicarsi dei secoli di maltrattamenti subiti per opera di Mosca.  E’ esso, che, a Mosca, spinge implacabilmente gli animi a calpestare la memoria della Rus di Kiev, ed a riscaraventare sul collo della giumenta ucraina il giogo appena scosso. 

    Immagino che oggi tutti gli ucraini si sentano figli dei cosacchi, “uomini liberi” per eccellenza, in sella ai purosangue sulle pianure del Don e del Dniester,    come tutti i russi figli di quegli “kniaz”, principi moscoviti dal pugno di ferro, serrante  lo “knut”, la frusta per punire i servi della gleba.

    Solo un’altezza spirituale superiore potrebbe far superare questa situazione.

    Se i russi, risalendo alle loro radici cristiane, ai fari della loro letteratura, da Puskin a Tolstoi a Dostoevskij, agli eroi del loro dissenso, Pasternak, Solgenitsyn,  i fratelli Medvedev, Sacharov, anziché a quelle zariste e staliniste d’imperialismo etnico, riconoscessero l’intangibilità del diritto del popolo ucraino all’indipendenza, sentissero il rimorso d’aver considerato l’Ucraina  “il granaio della Russia”,  il bisogno di ringraziare, con commozione, quegli atleti ed atlete ucraine che, con scritto URSS sulla maglietta, avevano regalato in definitiva a mamma Russia gli incontabili primati mondiali e medaglie d’oro olimpiche; se, infine, anche solo pensando a quelli tra i loro padri e nonni che avevano sinceramente creduto nell’ internazionalismo proletario prima  e nella fraternità fra stati socialisti   poi, farebbero svaporare la tensione aggressiva, nello slancio d’offrire al mondo un esempio  splendente di superiorità spirituale, e di speranza. 

    Se l’Ucraina  avesse la forza di stringere la propria identità in altro: l’orgoglio, vero e sacrosanto, d’esser la madre di quegli atleti ed atlete,  di quei formidabili lavoratori delle “terre nere” ed operai della fabbriche più produttive, ed anche qualcosa  che noi italiani dobbiamo riconoscere alto e forte, averci date quelle badanti che permettono a tanti nostri anziani di finire la vita da cristiani, anziché da cani rognosi, perderebbero la smania vedere la propria dignità di popolo in una vendetta storica fuori tempo e fuori luogo.

    E IN questo, non ergersi CONTRO, ma DAVANTI alla Russia, e sfidarla nel modo migliore: a chi risolve meglio i propri problemi interni.

    Tutti sappiamo che dell’est ucraino ci sono molti russi, che guardano con la puzza sotto al naso gli ucraini, e sui quali Putin ha contato e conta molto, e non solo per dimostrare i diritti russi su quella zona. Nel 1939 nella città polacca di Danzica c’erano molti tedeschi. Hitler contò su questo per accampare diritti su quella zona. Il primo settembre 1939 la Wehrmacht attaccava senza preavviso la città.

    Pareva un blitz trascurabile, e limitato a pochi chilometri quadrati.

    Invece da quel momento, per sei anni, senza interruzione, la guerra schizzò non solo in Europa, ma fino alle isole più sperdute del Pacifico, ai deserti più disabitati, alle giungle più impenetrabili. Dopo, tra le macerie di Danzica di vivi, sia di polacchi che di tedeschi, ne erano rimasti pochissimi.  

    Categorie

    3 Febbraio 2024
    “Il maligno”

    V Domenica T.O. Testo E subito, usciti dalla sinagoga, andarono nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a letto con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano; la febbre la lasciò ed ella li […]

    Leggi...
    3 Ottobre 2023
    Alla scoperta della casa del poeta Juan Rodolfo Wilcock nelle campagne di Velletri

    Che Velletri sia stata – e continui ad essere – una delle città più ambite da artisti, attori, poeti e scrittori è ormai una notizia di pubblico dominio. Rivivere e conoscere i luoghi intimi di questi grandi intellettuali che hanno scelto la nostra città per la loro dimora è sempre un’emozione unica e una grande […]

    Leggi...
    3 Dicembre 2021
    Si viola la privacy riportando fatti non collegati alla notizia

    Il giornalista di un quotidiano locale, dirama la notizia di un incidente stradale nel quale ha perso la vita un musicista particolarmente noto in quella località.  L’articolista non si è limitato alla narrazione di quanto è accaduto. Riferendo della persona deceduta, ha anche raccontato che il suicidio del fratello, avvenuto qualche anno prima, aveva segnato […]

    Leggi...
    1 Agosto 2023
    “Autonomia differenziata”: un progetto quasi ignoto

    Nella serata di sabato 15 luglio scorso, in occasione della terza giornata della “Festa Resistente” indetta dall’ANPI dei Castelli Romani presso l’anfiteatro dell’Olmata di Genzano, si è tenuto un interessante incontro-dibattito incentrato sul tema dell’Autonomia Differenziata. All’evento hanno preso parte: Davide Conti, storico e Vicepresidente ANPI Provinciale di Roma; Arturo Salerni, giurista ed avvocato per […]

    Leggi...
    13 Settembre 2023
    Multa illegittima se l’autovelox è a meno di 1 km dal cartello col limite di velocità

    Sta facendo discutere una recentissima sentenza della Cassazione, pubblicata lo scorso 31 agosto, che ha stabilito l’illegittimità di tutte le multe elevate con autovelox, se il cartello con il limite di velocità da rispettare nel tratto di strada è collocato a meno di 1 km dalla postazione di rilevamento.  Si tratta di una novità perché, sino ad oggi, la Cassazione […]

    Leggi...
    4 Aprile 2022
    Rosario Castiglione, ricordo sincero di un uomo d’altri tempi

    Tre anni dalla scomparsa del segretario generale, dell’orgoglioso finanziere, del pacifico dirigente, dell’esperto di calcio e soprattutto del sincero amico. Rosario Castiglione, siciliano classe 1956, ha saputo voler bene a Velletri e alle persone che la abitano più di tanti altri ricevendo in cambio l’amore collettivo di tutti coloro che hanno avuto il piacere di […]

    Leggi...
    velletri life media partner di:
    chevron-down