Ultimo aggiornamento:  17 Settembre 2021

Luca Borro: “Il ricercatore è un sognatore molto calato nella realtà”

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  • La notte europea dei ricercatori è un’iniziativa indetta dalla Commissione Europea: il 18 settembre si apre la”Settimana della Scienza” e venerdì 24 avrà luogo invece la “Notte Europea dei Ricercatori” con località coinvolte in contemporanea, in tutto il mondo, in una straordinaria e corale divulgazione scientifica.

    L’Associazione Velletri 2030, presieduta da Sandro Bologna, ha organizzato numerosi webinair aventi come protagonisti ricercatori del territorio che nel portare la loro esperienza al servizio dei fruitori si sono soffermati sull’importanza della ricerca e sulle difficoltà che un così cruciale ruolo comporta.

    Luca Borro, veliterno, è esperto di tecnologia 3D in Medicina, nonché architetto specializzato in applicazioni 3D avanzate. Nelle sue dichiarazioni rilasciate a Velletri Life, ci ha raccontato il ruolo di ricercatore oggi, la sua opinione sulle iniziative come la “Notte Europea” dei ricercatori e le difficoltà del suo lavoro.

    IL RICERCATORE OGGI E IL RICERCATORE IERI

    Il ricercatore è un lavoro davvero particolare. Al ricercatore di oggi sono una richieste una serie di competenze che non si limitano solo all’aspetto tecnico e scientifico della sua formazione come probabilmente avveniva molti anni fa. Un ricercatore “moderno” dovrebbe infatti essere anche in grado di valorizzare il proprio lavoro tramite un’adeguata comunicazione verso l’esterno di ciò che fa nel suo laboratorio e di come lo fa“, ha detto Borro. “La pandemia da Covid 19 ci ha dimostrato molto chiaramente quanto sia importante la giusta comunicazione dei risultati di una ricerca scientifica. Abbiamo visto quanta inefficienza comunicativa c’è stata nella comunicazione di dati scientifici relativi agli studi sui nuovi vaccini anti-covid. Inefficienza che ha creato notevoli problemi nella persuasione vaccinale della popolazione scettica a fare il vaccino, con ricadute di altissimo impatto (negativo) sulla salute pubblica. Questo è accaduto perché generalmente i ricercatori vedono la comunicazione del proprio lavoro come un aspetto trascurabile della propria attività. Molto spesso il ricercatore conferisce alla comunicazione del proprio lavoro di ricerca al pubblico esterno una accezione addirittura negativa, quasi dequalificante per il proprio lavoro. Penso che questo approccio vada rivisto. Il ricercatore di oggi“, ha proseguito Luca Borro, “ha un ruolo fondamentale sia nel portare avanti progetti di ricerca scientifica complessi (obiettivo cardine del suo lavoro) ma dovrebbe avere anche la capacità di tirare fuori dal laboratorio la sua attività e divulgarla correttamente e in maniera equilibrata a chi ha voglia di ascoltare. Questo approccio potrebbe portare due benefici notevoli: conquistare la fiducia di potenziali investitori in grado di finanziare la ricerca in maniera da renderla sempre più orientata alla cura del paziente e riconquistare la fiducia del pubblico che, in alcuni contesti (vedi pandemia da covid 19), troppo spesso viene a mancare non per scarsi risultati scientifici ottenuti ma perchè non si è in grado di comunicare al pubblico tali risultati“.

    LA NOTTE EUROPEA DEI RICERCATORI

    La Notte Europea dei Ricercatori è un appuntamento secondo me di grandissimo valore. E’ un evento condiviso con la comunità scientifica del nostro paese in grado di attirare l’attenzione di giovani potenziali futuri ricercatori, di studenti ma anche di persone che sono semplicemente interessate con curiosità a capire cosa succede ogni giorno nei laboratori di ricerca italiani. Il principale valore che vedo in questo tipo di eventi è quello di essere in grado di avvicinare i giovani studenti degli istituti superiori al mondo della ricerca e consentire loro di formare un’idea critica di cosa potrebbe valere la pena affrontare da grandi”, ha detto il ricercatore veliterno in merito all’iniziativa internazionale del 24 settembre.

    DIFFICOLTA’ E SODDISFAZIONI


    Il lavoro di ricercatore può essere straordinariamente motivante e appagante ma altrettanto straordinariamente difficile e, a volte, quasi ingestibile sia dal punto di vista tecnico scientifico che dal punto di vista emotivo. Il ricercatore è un professionista che mette al servizio della scienza le sue competenze ed è di base una persona che ha bisogno di una grande dote (probabilmente innata): la pazienza e alta capacità di resistere alle sconfitte. Una persona impaziente o eccessivamente pragmatica non è probabilmente la persona più adatta a questo tipo di lavoro. Il ricercatore è una persona che lavora seguendo il metodo scientifico rigoroso ma anche una persona in grado di formulare ipotesi per assurdo partendo da idee stravaganti o utopistiche. Potremmo dire che il ricercatore è un sognatore molto calato nella realtà, con i piedi ben saldi a terra ma con la testa pronta a immaginare anche l’impossibile. Questo è il motore di una persona che fa ricerca. Parlare di soddisfazioni di un ricercatore è molto difficile“, puntualizza inoltre Borro. “Sicuramente il ricercatore può avere notevoli soddisfazioni sul piano professionale quando le sue ricerche conducono a scoperte di interesse scientifico oppure che, nel caso del mio settore, aiutino concretamente i pazienti nel loro difficile percorso di cura. Come tutti i lavori anche il ricercatore ha notevoli difficoltà da affrontare. Tralasciando l’aspetto di stabilità lavorativa il ricercatore del settore biomedicale ha a che fare con le leggi della natura e dell’organismo umano. Questo implica che in un percorso di ricerca possano esserci degli step in cui si registra un fallimento che può anche non essere risolvibile dal punto di vista biologico. Se questo avviene dopo anni di ricerca su quella specifica applicazione biologica la difficoltà è quella di saper ricominciare da zero e crederci ancora“, ha concluso.

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