Ultimo aggiornamento:  10 Ottobre 2021

“Proposta indecente”

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  • Mc 10, 17-22

    TESTO

    Mentre andava per la strada, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, non frodare, onora tuo padre e tua madre». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!». Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni.

    COMMENTO

    Mentre andava per la strada…

    Gesù da Cafarnao era passato nel territorio della Giudea portandosi oltre il Giordano. Gesù torna sulla strada. Mettere le radici su terra straniera fa già fatica, ma strappare le proprie radici dai luoghi di origine è ancor più traumatico, se non si è avvezzi a fare e disfare continuamente le valigie. Gesù, per sua fortuna, non possedeva valigie.

    «Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo…”.

    E se dietro quel maestro buono ci fosse il Figlio di Dio? Gesù non nega di essere buono, ma lascia pensare all’altro qualcosa di più grande, impegnandolo nella fede. Noi cattolici mettiamo sugli altari i santi perché ci siano di esempio e, in relazione alle loro virtù, misuriamo le nostre debolezze. Forse sbagliamo, quando, nell’enfasi della devozione, dimentichiamo che anche loro, i santi, come noi, furono poveri peccatori: “Nessuno è buono, se non Dio solo”.

     “Tu conosci i comandamenti…”.

    Quante anime belle si incontrano, desiderose di avere la ricetta giusta per assicurarsi la vita eterna! I comandamenti sono gli ingredienti necessari perché il ciambellone si gonfi ed esca fragrante dal forno, ma la brava massaia sa che una spolveratina di zucchero vanigliato è necessaria per il tocco finale.  I soli comandamenti non bastano, anzi creano difficoltà, se si vuole far combinare  la misericordia di Dio con la sua giustizia. Ora finalmente si ha il coraggio di dire che il “limbo” non esiste, perché s’è capito che “Dio ha legato la salvezza al sacramento del Battesimo, tuttavia egli non è legato ai suoi sacramenti” (CCC). Perciò anche i sacramenti come i comandamenti sembra accusino dei limiti, se la Grazia che ne deriva stenta talvolta a far volare le anime… 

    Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò…

    Ecco la via che conduce alla vita eterna: “Figliolo, guardami negli occhi!… Io ti amo!…”. Il legalismo mette ordine nello schema predefinito di una certa giustizia, ma non salva; i sacramenti, pur essendo portatori di Grazia, sono spesso segni esterni di qualcosa che nella vita non ha riscontro. Solo l’amore, quello vero, quello che affoga nello sguardo di Gesù è vita eterna, perché va oltre le imposizioni, e supera di gran lunga le apparenze di ciò che dovrebbe avere per ciascuno di noi un ruolo vitale. 

    «… va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!».

    Quando si parla della “Chiesa povera”, se non si ha il coraggio di svuotare le valigie piene di ogni bendiddio a vantaggio di chi è misero, si fanno solo dei bei discorsi, i soliti che gonfiano le prediche domenicali e abbelliscono  le pagine dei bollettini diocesani.

    Solo nell’eucaristia, che è il “Sacramento dei sacramenti”, si trova la speranza di incontrare lo sguardo di Gesù, perché soprattutto in essa, che è comunione con Cristo e comprensione della Parola,  si scopre l’intesa con i fratelli.

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