Ultimo aggiornamento:  5 Settembre 2021

Un altro silenzio sulle Foibe

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  • Ho orecchiato dell’ attacco non solo da destra a Tomaso Montanari perchè aveva criticato l’eccessivo peso dato alle stragi d’italiani perpetrate dagli slavi nelle foibe, fino a paragonarle alla shoah. Ho letto anche interventi, come quello di Flores D’Arcais, e credo di dare una mano sia a Tomaso che ai suoi difensori con quanto segue.

    IL 1920


    La storia si fa ricostruendo la verità dei fatti soprattutto mostrandone la concatenazione, ricercando i rapporti causa- effetto. Ed allora cerco di riempire quel vuoto sospetto con qualche accenno a ciò che nella terra delle foibe, a partire dal 1920, data d’annessione all’Itlalia, e con un crescendo terribile a partire dall’impianto del fascismo, lo stato italiano aveva perpetrato ai danni di sloveni e croati. Nel 1920 un Mussolini dannunzieggiante, alle rivendicazioni territoriali in Dalmazia dei patrioti slavi, i quali pur avevano combattuto con noi contro l’aggressione degli imperi centrali, reagisce così: “Espelleremo da tutto l’Adriatico questa razza barbara e inferiore”.

    LA “FASCISTIZZAZIONE”

    Subito dopo il regime inizia la fascistizzazione-italianizzazione forzate dei territori istriani, vietando l’uso della lingua madre a sloveni e croati, fino all’infamia d’obbligarli ad italianizzare non solo i loro nomi di battesimo, ma anche i loro cognomi, vieta le loro associazioni culturali, e procede per reati presuntamene “antitaliani” con carcere e fucilazioni. Il proconsole di Mussolini in Istria e Dalmazia, Giulio Italico li minaccerà così nel 1928 :”Chi non accetta l’italianità della Dalmazia finirà nelle foibe”. Quando, deluso come una ragazza non invitata a ballare dal suo cavaliere, dal fatto che Hitler dal 1° /9/’39 s’era messo a fare tutto da solo, il Duce scatena la “guerra parallela”, perché gli serve “qualche migliaio di morti” (non dice se italiani o nemici)da “buttare sul tavolo della pace”, una delle prime vittime, dall’11/5/’41,è la Slovenia, con la provincia di Lubiana, perché il resto d’essa era già stato inghiottito da Hitler.

    ALCUNI NUMERI

    Una delle aggressioni, quella del “Duce”, più gratuite, più a freddo, meno giustificabili della storia universale. Condotta come recitano documenti ufficiali acquisiti dall’ONU: “ Istituzione d’un Tribunale militare di guerra che comminò 83 condanne a morte, 434 ergastoli, pene detentive dai 3 ai 30 anni per un totale di 25.459 anni. Nella questura occupata di Lubiana gli italiani torturarono a morte uomini ed anche donne. Gli uccisi da soldati italiani furono 12.807, così divisi: ostaggi fucilati 1500, civili assassinati durante un’offensiva 2500 tra cui sacerdoti ortodossi, civili morti sotto tortura 84, civili arsi vivi nell’incendio di 3000 case e devastazione di 800 villaggi 103, partigiani fucilati 900. Le condanne detentive vennero scontate da 19.405 ( fonte italiana)sloveni in 6 lager, di cui 5 in territorio italiano, per cui si può parlare di deportazione, ed uno nell’isola di Rab. In quest’ultima i detenuti, fra cui donne e bambini, erano alloggiati in tende, l’80% della razione già da fame veniva divorata dai sorveglianti italiani, per cui il tasso di mortalità di questo “campo” che eliminò 1495 persone registrate più altre, era del 19% contro il 15% di Buchenwald.”

    “SI AMMAZZA TROPPO POCO”

    Non appare quindi una “reazione emotiva” la frase che il nostro commissario civile Rosin il 30/7/’42 aveva udita da sloveni:” Gli italiani sono diventati peggiori dei tedeschi”. Il massimo responsabile, dopo Mussolini, di tutto ciò, è stato il gen. Mario Roatta, e tra i tanti suoi “disciplinati” subalterni, il gen. Marco Robotti, col suo biasimo ai suoi: ”Si ammazza troppo poco!”, ed il gen. Alessandro Pizio Biroli, già autore di odiosi massacri in Etiopia, che nel giugno ’43 faceva fucilare 180 ostaggi per rappresaglia dell’uccisione di 9 officiali italiani. Tutto ciò premesso per far capire perché anche solo il nome italiano fosse divenuto odioso agli slavi. I militari di cui sopra hanno fruito della mancata Norimberga italiana: il rifiuto italiano a consegnarli alla Jugoslavia determinò quello jugoslavo a consegnarci i loro criminali: doppia impunità. Grazie ai traccheggiamenti di De Gasperi. Roatta fu amnistiato, Taddeo Orlando, uno dei massimi “rastrellatori”, nel ’47 fu promosso segretario generale della Difesa. Ad Alessandro Pirzio Biroli veniva intestata una strada romana.

    Pier Luigi Starace

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