Ultimo aggiornamento:  5 Novembre 2022

Dalle parole ai numeri: istruzione di qualità

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  • Nel mondo sono 750 milioni gli adulti analfabeti, due terzi dei quali sono donne. In Italia permangono forti disuguaglianze tra le regioni, dovute al divario del Mezzogiorno rispetto alla media nazionale, evidente per la quota di laureati tra i 30-34 anni (21,6% nel Mezzogiorno, rispetto alla media nazionale del 26,9%) e per l’uscita precoce dal sistema di formazione che si attesta al 18,5% rispetto alla media italiana del 14% (fonte ASviS – Goal 4). Recentemente sono stati pubblicati  un certo numero di Rapporti che ci aiutano a capire meglio il fenomeno.

    Fondazione Agnelli: il Rapporto 2022 “ Le risorse per l’istruzione: luoghi comuni e dati reali” risponde ad alcune delle domande più frequenti con riferimento al mondo della scuola in Italia. Il documento, curato dalla ricercatrice Barbara Romano, con elaborazioni su dati della Ragioneria dello Stato, del ministero dell’Istruzione, di Eurostat e di OCSE, intende aiutare l’opinione pubblica e le forze politiche a meglio interpretare i dati e sfatare alcuni miti sulla scuola italiana. 75mila euro è la cifra media spesa dall’Italia per ogni singolo studente fra i 6 e i 15 anni. Sopra la media europea e quella dei Paesi OCSE (Organizazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico – OECD in inglese). Andrea Gavosto, direttore Fondazione Agnelli afferma: “Forse in Italia per la scuola più che spendere poco semmai si è speso male, alla luce dei risultati di apprendimento insoddisfacenti, nelle scuole secondarie nettamente inferiori della media europea, e con enormi divari territoriali e sociali”.

    Save the Children: il Rapporto 2022 “ Alla ricerca del tempo perduto – Un’analisi delle disuguaglianze nell’offerta di tempi e spazi educativi nella scuola italiana,mette in evidenza le disuguaglianze nell’offerta di tempi e spazi educativi nella scuola italiana, oggi costretta ad affrontare la sfida della povertà educativa. La complessità del momento storico, tra crisi globali, recessione economica e interruzione dei percorsi scolastici, rischia infatti di azzerare la spesa per l’istruzione delle famiglie meno abbienti, riducendo di fatto gli spazi di emancipazione dei giovani, già oggi in buona parte incastrati nella categoria dei NEET (15-29enni non inseriti in alcun percorso lavorativo, di istruzione né di formazione), il numero più alto in Europa (23,1% rispetto alla media UE del 13,1%).

    Invalsi 2022: il Rapporto Invalsi2022 rileva alcuni miglioramenti degli apprendimenti rispetto al quadro 2021, ma la tendenza è ancora quella di un arretramento della quota di studentesse e studenti che raggiungono i traguardi previsti per i rispettivi gradi scolastici. Nel 2021 il tasso di uscita precoce dal sistema di istruzione e formazione si è attestato al 12,7%, ancora lontano dal traguardo fissato dal Consiglio dell’UE nel 2021 del 9% entro il 2030. Su questo fronte solo Spagna e Romania fanno peggio di noi in Europa. Nel 2022 passa a 9,7% (7,5% nel 2019) la percentuale di studenti che arriva al diploma di scuola superioresenza le competenze minime necessarie per entrare nel mondo del lavoro e dell’Università (dispersione implicita). Il sistema scolastico nazionale sconta carenze strutturali. Una delle cause più rilevanti è certamente un livello di spesa pubblica per l’istruzione ancora insufficiente a ridurre i gap territoriali esistenti in termini di offerta scolastica di qualità e a contrastare quindi efficacemente il fenomeno della povertà educativa. L’Italia è attraversata da profonde disuguaglianze territoriali nelle opportunità di crescita di bambine, bambini e adolescenti. Nel caso della dispersione esplicita, l’abbandono scolastico nella maggior parte delle regioni del Sud va ben oltre la media nazionale (12,7%), con le punte in Sicilia (21,1%) e Puglia (17,6%), e valori decisamente più alti rispetto a Centro e Nord anche in Campania (16,4%) e Calabria (14%). Nelle regioni meridionali, infatti, nonostante una riduzione consistente avvenuta nell’ultimo anno in particolare in Puglia (-4,3%) e in Calabria (-3,8%), permangono percentuali di dispersi alla fine del percorso di istruzione più elevate rispetto alla media nazionale, con una punta del 19,8% in Campania.

    OCSE: il Rapporto 2022 “ Education at a Glance: Oecd Indicators” analizza gli attori coinvolti per l’istruzione, quanto viene speso per il settore, come funzionano i sistemi educativi e i risultati raggiunti. L’analisi include indicatori su un’ampia gamma di risultati, dal confronto delle prestazioni delle studentesse e degli studenti in aree tematiche chiave all’impatto dell’istruzione sui guadagni e sulle possibilità di occupazione degli adulti. L’edizione 2022 si concentra sull’istruzione terziaria, considerandone anche i costi. Se in tutti i Paesi OCSE l’offerta di istruzione a livello primario e secondario in termini di programmi didattici, metodi di insegnamento e gestione organizzativa comporta modelli di spesa simili, è per l’istruzione terziaria che la spesa media varia invece notevolmente, e quella italiana si colloca tra le piu basse. Il Dossier rileva come la quota di spesa pubblica sul PIL sia oggi circa 0,3% del PIL. L’Italia rimane uno dei 12 Paesi dell’OCSE in cui il livello di istruzione terziaria e ancora poco diffuso in termini di livello piu alto di titolo di studio conseguito dalle persone di età compresa tra i 25 e i 34 anni. Nel 2021, in Italia la quota di persone tra i 25 e i 64 anni con un livello di istruzione terziaria ha raggiunto il 20%, la metà della media dei Paesi dell’OCSE (41%). Come in tutti i Paesi dell’OCSE e in altri Paesi partecipanti, solo una piccola parte della popolazione possiede un titolo di dottorato: in Italia la quota si attesta all’1%. Il 20% delle matricole universitarie italiane scelgono discipline artistiche e umanistiche; nella maggior parte dei Paesi dell’OCSE, le discipline piu popolari sono state invece economia, gestione e giurisprudenza. Malgrado la crescente necessita di competenze digitali e le buone prospettive occupazionali per gli studenti laureati in Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC in italiano, ICT in inglese), solo una piccola parte dei neoiscritti all’istruzione terziaria sceglie questi indirizzi: la media OCSE è del 6%, in Italia il 2%.

    L’istruzione rappresenta un tema fondamentale per il raggiungimento degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030.  Questo il messaggio che emerge dal Quaderno dell’ASviS “ Target 4.7- Educazione allo sviluppo sostenibile e alla cittadinanza globale” Il Target 4.7 dell’Agenda 2030 recita:“Entro il 2030, assicurarsi che tutti i discenti acquisiscano le conoscenze e le competenze necessarie per promuovere lo sviluppo sostenibile attraverso, tra l’altro, l’educazione per lo sviluppo sostenibile e stili di vita sostenibili, i diritti umani, l’uguaglianza di genere, la promozione di una cultura di pace e di non violenza, la cittadinanza globale e la valorizzazione della diversità culturale e del contributo della cultura allo sviluppo sostenibile”.

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