Ultimo aggiornamento:  10 Aprile 2022

Il modello russo attivato in Mali

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  • Una estrema sintesi introduttiva all’argomento. Cronologicamente quasi in contemporanea con la comparsa del covid, e  politicamente per l’atteggiamento macroniano di sorda e distante freddezza  verso l’ex “Sudan français”, era montata in Malì un’ondata diffusa di sentimento antifrancese, non estranea al colpo di stato che aveva portato un militare al potere, quindi a cacciata di diplomatici francesi da Bamako, con ritorsione di Parigi, ed anche europea,  tramite  sanzioni contro il Mali, con motivazione ufficiale del ritardo del nuovo governo maliano ad indire elezioni.

    Sanzioni scaraventate su un popolo quanto mai necessitante di sostegno, per esempio dipendente, in campo sanitario, per 1/3 dall’estero.  Nelle manifestazioni antimacron erano sventolate anche bandiere russe, ed era noto ufficialmente che il governo golpista aveva assoldato come “istruttori” dei bianchi inquadrati nel “gruppo Wagner”, l’esercito privato di Putin.

    E vengo al punto.

    Queste settimane, in Mali, segnano il culmine della stagione secca, cioè dell’innalzamento della temperatura, tra le 9 del mattino e le 17 per sopravvivere bisogna stare all’ombra, corsi d’acqua, sorgenti, pozzi sono in secca, le greggi brucano anche la sabbia, e tutti gli esseri viventi s’avvicinano al Niger per non morire di sete.   Proprio in un villaggio di quella zona, Moura, vicino alla città di Djenné, che era sospettato di accogliere dei combattenti per uno stato islamico, probabilmente composto da schegge delle tante sigle che combattono e si combattono colà, dal 23 al 31 marzo, esattamente negli stessi giorni che a Bucha, è stata condotta un’operazione “antiterroristica”, con l’esercito maliano, ma “istruito” da bianchi che generalmente parlavano russo. L’operazione è stata compiuta “under western eyes”, nella persona d’una ragazza della ONG “human rights watch”, che la ha descritta.

    Era giorno d’una fiera d’animali, con grande concorso dei pastori dei dintorni. 

    Elicotteri da guerra hanno prima bombardato le povere capanne, poi hanno inseguito le famiglie in fuga mitragliandole dall’alto.  Quindi si è dispiegata l’operazione delle forze di terra, con la direttiva di fucilare chiunque portasse la barba (facendo un fascio unico di chi fosse non islamico, o islamico moderato, o affiliato ad una sigla ), o portasse pantaloncini (perchè tipici dei militari)o parlasse la lingua peul (perchè questo popolo di pastori del deserto, vittima maggiore della situazione di guerriglia, non si è abbassato a leccare la mano a qualche protettore interessato). La strage, ben organizzata dagli “istruttori”, è stata perpetrata a piccoli gruppi, lasciando a terra chi dice 209, chi 400 corpi.

    Proprio qualche giorno dopo, quando aveva parlato la testimone di Human rights watch”, questa ONG, insieme ad “Amnesty International” è stata espulsa da Mosca. Ai 5000 crimini contro l’umanità, contestati a Putin in Ucraina  c’è da aggiungere anche questo.

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